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Cotto e tatuato, la cucina ispirata ai Guinness World Records di AlleTattoo
Gabriella Gasparini, Alessandro Bonacorsi

Cotto e tatuato, la cucina ispirata ai  Guinness World Records di  AlleTattoo
Prezzo del libro 9,90
Cotto e tatuato, la cucina ispirata ai  Guinness World Records di  AlleTattoo Oppure scaricalo da

Il tatuaggio non è solo l’arte più antica, personale e permanente che esista ma un mezzo per raccontare le proprie emozioni, fermare per sempre, incisi sulla pelle, momenti importanti della nostra vita e del mondo.
La cucina non è solo un’arte antica, ma uno strumento per tramandare tradizioni, cultura, interpretare altre forme d’arte.
Quando due mondi all’apparenza distanti, ma complementari come la cucina e il tatuaggio si incontrano  generano qualcosa di unico e speciale.

Primo capitolo

Pare che la parola tatuaggio abbia due derivazioni principali: una dalla parola polinesiana “Ta” che significa “qualcosa di sorprendente” e l’altra da “Tatau”, parola di Tahiti, che vuol dire “per segnare qualcosa”.
La storia del tatuaggio inizia oltre 5.000 anni fa. I primi tatuaggi sono stati probabilmente creati per caso. Qualcuno aveva una piccola ferita, l’ha massaggiata con la mano sporca di cenere e quando la ferita è guarita si è accorto che era rimasto un marchio permanente.
In Italia la pratica del tatuaggio era già diffusa nell’Italia preistorica come testimonia la mummia di Oetzi (ca 3.200-3.300 a.C.), i cui resti sono stati ritrovati nel ghiacciaio del Similaum nel 1991.
Nell’antica Roma, come testimoniano Plinio e Svetonio, gli schiavi romani venivano marchiati con le iniziali del proprio padrone.
È inoltre attestato che nel Medioevo i pellegrini si tatuavano con i simboli religiosi dei santuari visitati, in modo particolare quello di Loreto.
Costantino nel 325 d.C. proibisce il tatuaggio sul volto dei cristiani di tutto l’Impero Romano e nel 787 Papa Adriano I, durante il Concilio di Nicea, vieta di fatto, in modo definitivo, ai cristiani di tatuarsi.
Nonostante il divieto ufficiale l’abitudine a segnare in modo indelebile il proprio corpo sopravvisse, soprattutto fra i meno abbienti, fra i soldati e in alcuni luoghi di culto come il Santuario di Loreto.
I tatuaggi a carattere “amoroso” venivano fatti dalle spose come promessa a Dio e per augurio. Di solito i soggetti erano due cuori trafitti o frasi e simboli dello Spirito Santo.
Anche le vedove si tatuavano in ricordo del marito. Teschi e tibie incrociate erano i soggetti preferiti.
La cultura del tatuaggio riemerge dall’ombra e conosce un boom dalla fine degli anni ’60 e inizio ’70. Si diffonde fra gli Hippy, fra i motociclisti e inizia a conquistare piano piano ogni strato sociale e persone di ogni età.
Fra gli anni ’70 e ’80 si affacciano sulla scena i primi tatuatori professionisti, artisti pionieri della tattoo art in questo paese.
Fra i più importanti tatuatori italiani c’è Alessandro Bonacorsi, in arte Alle Tattoo, “la faccia pulita del tatuaggio”.
Gli stereotipi contro cui ha dovuto lottare il mondo del tatuaggio sono sempre stati molteplici e molti di questi, ovviamente, negativi. Ho sentito affermazioni come: “Chissà quanti anni di galera ha fatto quel tipo…” oppure “sicuramente quella ragazza lì è una prostituta!” e ancora “i tatuaggi li fanno con le siringhe sporche di sangue!”…
Nulla di più falso. Il nostro mondo è una culla di artisti professionisti con una notevole base igienico sanitaria corretta e momenti artistici tra i più svariati per poi arrivare ai “percorsi indelebili” della dermografia.
Il mondo del tatuaggio è come una libreria: c’è il catalogo dei tatuaggi giapponesi, quello dei maori, il catalogo con simboli africani e mendhi, ecc…
Si potrebbe scrivere un libro per ogni caratteristica tanto è vasto ed interessante l’argomento.
L’approccio più professionale che posso consigliare a chi vuole avvicinarsi al nostro mondo è di entrare in un tattoo shop e se, come è capitato a me, venite rapiti dalle immagini, dai colori e dal suono della macchinetta che incide la pelle, allora preoccupatevi, siete caduti nel baratro dell’arte più antica, personale e permanente che esista.
Se vi chiedete quali sono le tappe per chi si sottopone ad un tatuaggio proverò a descriverle.
Innanzitutto la scelta del disegno è molto accurata e da personalizzare col tatuatore, questo a volte può richiedere 5 minuti come svariati giorni.
Il disegno deve essere messo su pelle sia usando uno stencil che disegnato direttamente sulla parte da tatuare (quest’ultima tecnica è detta anche free hand).
A questo punto il tatuatore prepara la postazione rispettando tutte le norme igienico-sanitarie (es. puntale, ago e coperchino porta-colore monouso), l’ago viene montato su una macchinetta che ha un meccanismo che fa fare avanti e indietro all’ago, aspirando contemporaneamente il colore nel puntale e rilasciandolo sotto pelle.
Seguendo il disegno precedentemente apposto sulla pelle, inizia un percorso di lavorazione che varia da artista ad artista e da tecnica a tecnica (tatuaggio con colori sfumati, solo linee, puntinati, ecc..), fino alla corretta riuscita del tatuaggio.
Per la cura del tatuaggio si dovrà “prestare attenzione” per circa una decina di giorni… ed eccovi entrati nel nostro mondo… anche voi siete “marchiati”.
Per diventare tatuatore in Italia è obbligatorio frequentare corsi igienico-sanitari organizzati dalla ASL regionale. La qualità del livello igienico-sanitario dei tatuatori italiani è noto in tutto il mondo.
Le persone che si avvicinano per la prima volta al nostro mondo rimangono stupefatte dall’evoluzione igienico-sanitaria avvenuta negli ultimi decenni, tanti sportivi, attori e musicisti di fama internazionale si sono fatti imprimere disegni sulla pelle e questo ha creato moda ed evoluzione di stili e creato emulazioni da parte dei fans.

Alessandro Bonacorsi (Alle Tattoo)

Anno pubblicazione

2014

Pagine

134

Formato

14x20 cm

ISBN

978-88-6810-195-4

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