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Eslivio di Doppiariva
Antonio Polosa

Non conosci la saga di Gheler l'esploratore? Ecco un buon modo per cominciare ad apprezzarla!

Il romanzo narra delle origini di Eslivio di Doppiariva, personaggio secondario della saga di Gheler l'esploratore. Quando la minaccia di Nuria raggiunge anche la foresta di Bale, due amiche decidono di piantare i semi dei Ledah dei loro figli lontano dall'imminente pericolo, su un'isola al centro di un lago chiamata Doppiariva. Passano molti anni e una notte come tante Drea trova un cesto tra gli scogli che custodisce all'interno la vita di un bambino, Eslivio. Il ragazzo, anche lui un Etne, scoprirà da solo quanto può essere ostile il mondo esterno alla sua isola ma anche quanto di buono può nascere da quel dolore. Capirà che l'amicizia è fondamentale per la propria sopravvivenza così come l'amore, il sacrificio e, probabilmente per un cuore spezzato, anche la vendetta. 

Si tratta di uno spin-off che tuttavia non ha una trama condivisa con la saga, e che anche chi non ha ancora letto "Gheler l'esploratore" può trovare comunque interessante. Al contrario, chi ha letto prima la saga troverà delle ripetizioni sulla vita degli Etne e il loro particolare legame, il Ledah.
L'autore, comunque, consiglia di leggere prima "il legame dei draghi" per una visione, inizialmente, meno confusa del nuovo e complesso mondo creato.

Pagina facebook della saga: https://www.facebook.com/ghelerlesploratore

Primo capitolo

Prevenire l'inevitabile
 
Elma sapeva che prima o poi qualcosa di brutto sarebbe successo a Bale. Lo sentiva nel profondo del suo cuore. Le pretese di Nuria erano difficili da soddisfare. Prima erano giunti in pace nella speranza di unire i due popoli, di conoscere le reciproche culture per evitare inutili conflitti, poi qualcosa aveva cambiato il loro punto di vista. Ora, in cambio della pace, chiedevano prigionieri, non più ospiti. Li usavano come schiavi, li frustavano e li uccidevano se qualcuno tentava di ribellarsi o di cambiare forma e fuggire. L'avamposto di Azan era il male, un'insaziabile macchina che si nutriva di Ledah e di Etne, una mano sugli occhi del nosto pacifico popolo, dedita a nascondere delle verità troppo scomode: le segherie. Il sud del Sialden stava scomparendo.
I timori di Elma erano gli stessi di Valma, da sempre sua migliore amica, ed entrambe custodivano con timore una nuova vita. Presto i loro figli sarebbero nati, e nessuno dei due voleva vederli crescere per poi diventare degli schiavi di Nuria.
C'era un posto, nel nord, che le due ragazze da giovani frequentavano spesso. La chiamavano l'isola Doppiariva, e si trovava lungo il fiume Daal, nel mezzo di un biforcamento che poi, centinaia di metri dopo, si ricongiungeva con se stesso per infine sfociare nel mare del nord. Un posto nel quale avevano passato giorni, spesso anche settimane, e che nessuno a Bale conosceva. «Perché nessuno esce mai da Bale» li giustificava sempre Valma, «e perché ci vogliono tre giorni di cammino per arrivarci».
Gli Etne erano legati agli alberi, e abbandonare il proprio Ledah significava rischiare la vita, significava provare sensazioni negative quali freddo, caldo, fame, avidità; ma nessuno di questi sentimenti aveva mai spaventato le due giovani Etne. E così, quando i loro figli nacquero, decisero che prevenire quello che per loro era inevitabile, ovvero una guerra contro Nuria, sarebbe stato molto meglio per i loro bambini.
Quando un Etne nasce, stringe nella piccola mano un seme. I genitori hanno l’obbligo di piantarlo e di curarlo fino alla nascita della pianta, che spunterà dalla terra quando l’Etne cui essa è legata sarà in grado di curarla con le proprie mani.
Nel giro di anni la pianta diventa un albero che cresce in base alla cultura, alla saggezza e all’intelligenza del suo Etne, l’età media di ciò è di circa dieci anni, quando il loro aspetto comincia a maturare in quello di un adolescente. Da quel giorno in poi, la loro vecchiaia camminerà di pari passo con quella del Ledah che diventa una specie di genitore, di desiderio, di voglia. Tra i suoi fiori e dalla sua corteccia cresce tutto quello di cui l’Etne ha veramente bisogno, quindi nulla di futile, e ciò comprende cibo e acqua sempre in quantità giusta, le coppe finiscono all’unisono con la sete come il cibo lo fa con la fame. Inoltre fa crescere vestiti, bracciali, collane, anelli e armi, ovviamente solo quando l’Etne ne ha veramente bisogno.
Elma e Valma viaggiarono verso nord per tre giorni, attraversarono il fiume nel punto dove questo era meno profondo e piantarono il seme dei loro figli al centro dell'isola. Si chiamavano Drea e Iarlo, una ragazza e un ragazzo, e le due madri non avevano dubbi sul fatto che le radici dei loro Ledah si sarebbero intrecciate.
 
«Un tempo il nostro unico amore era l’albero, perché anche l’unico amore dell’albero eravamo noi. Poi un giorno la chioma di ogni Ledah si separò dal suo tronco e diede vita ad un altro albero. Le due parti, non potendo muoversi, cominciarono a scavare sotto terra attirati dall’amore verso la rispettiva metà, e alla fine trovandosi ristabilirono l’equilibrio della natura stessa. Questo è ciò che accade agli Etne oggi, tramite le radici del nostro Ledah possiamo riconoscere la nostra metà, solo in questo modo, diventando una persona sola, si è in grado di generare un’erede» Elma ripeteva queste parole dal giorno della sua unione con Eslivio. La trovava una cosa estremamente romantica, e quando venti anni dopo vide Drea e Iarlo vivere indipendentemente  sull'isola di doppiariva, sperò con tutto il cuore che i loro Ledah s'intrecciassero ma, purtroppo, così non fu.

Anno pubblicazione

2014

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