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Gheler, l'esploratore - I Il legame dei draghi
Antonio Polosa

Gheler, l'esploratore - I  Il legame dei draghi Prezzo del libro 14,00
Gheler, l'esploratore - I  Il legame dei draghi Oppure scaricalo da

Il legame dei draghi:
Adne è una Etne che vive nel Sialden, e il suo legame, il Ledah, la costringe a compiere passi indesiderati. Oltre a limitare i suoi sentimenti, questo finisce anche per guidarli. Quando le radici del suo albero trovano l'intreccio, Adne non riesce ad accettare l'unione forzata con un Etne che lei non conosce nemmeno e per questo decide di fuggire nella speranza di trovare la freccia di Asvelt, un legame di drago capace, secondo le leggende, di spezzare un legame.
Gheler è un esploratore e un cacciatore di legami che si rivela essere il re degli Orghen e di tutte le montagne di fuoco nonostante appartenesse a un’altra razza. Le sue cicatrici e la sua spaventosa seconda forma nascondono un tragico e misterioso passato legato al suo odio e al suo desiderio di vendetta verso Onimea, uno degli ultimi draghi nobili del continente custode dell'unico legame capace di ucciderlo.
Adeleo è il principe di Nuria ma non l'erede, un impero in continua espansione che non ha nessun legame con la natura. Quando salva Elden, una Elielan del mare di Selgo dalle grinfie del suo stesso popolo, prende in custodia il suo legame, una perla irregolare, e viene esiliato da tutti i domini di Nuria.
Le loro strade s'intrecceranno e lasceranno una traccia indelebile nei cuori di ognuno, portando indirettamente le numerose razze ormai martoriate dalla guerra a un futuro e possibile nuovo modo di coesistere.
Se un legame muore, brucia o viene distrutto, l'Etne, l'Elielan o l'Orghen muore.

Non perderti gli altri volumi della saga

II - L'isola di Eben
III - La guerra dei quattro eserciti

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Primo capitolo

Prologo
(Note personali di Dae)
 
 
Non ho mai narrato una storia, mi sono sempre limitata ad ascoltarle dalla bocca di mia madre e mai mi sarei aspettata di scriverne una. In realtà avrò poco più di qualche pagina per parlarvi di me, ma questo poco importa. Il tomo è dedicato ai racconti di mia madre e alla sua avventura. Ho racchiuso insieme i diari degli esploratori, ed ho capito che ogni singolo essere vivente ha una storia da raccontare, ogni Etne che vedo passeggiare da sopra i rami del mio Ledah ha pagine bianche che può riempire, ogni Elielan che attraversa il piccolo fiume Dano, ogni Nuriano che giunge nella radura insanguinata per lodare la grande battaglia, ogni Orghen che attraversa le paludi per venerare le ceneri dell’albero di fuoco. Ma tutti loro ricorderanno per sempre questa, la storia di Gheler l’esploratore, di Adne la ribelle, di Elden il pesce di terra e del principe esiliato Adeleo. Chi mai si dimenticherà di loro?
Concludo questo prologo con una piccola prefazione del finale. Il mio nome è Dae, ho quarant’anni, pochi per noi Etne, un’adolescente si potrebbe dire in termini umani. Sono l’unica figlia di Adne, come mi definiva lei: il frutto dell’amore che corre su sentieri inesplorati, un frutto, aggiungerei, malinconico. Anche se mi rivolgo a lei al passato, Adne non morì durante la sua avventura ma ciò nonostante non ritornò mai nel Sialden. In verità è ancora presto per dirvi come si conclude la sua storia.
 
Tutto cominciò nel pieno della stagione del sole, qualche giorno dopo l’arrivo del mese della pace. Secondo il calendario Nuriano, il terzo giorno d’agosto. Il mese della pace è il periodo più atteso e allegro dell’anno, considerando le numerose feste e i fastosi banchetti. Chi era bravo a danzare danzava, chi amava cantare cantava, gli anziani narravano storie del passato ai bambini mentre i giovani le riproducevano in ballate e la musica non si fermava mai, nemmeno di notte, o almeno questo succedeva prima dell’arrivo dei senza-legame.
Poche migliaia di Etne popolavano queste terre ai tempi del dominio di Nuria. Il Sialden si era rimpicciolito sempre di più e la nostra razza correva verso l’estinzione. Gli uomini recidevano avidamente gli alberi per costruire i loro ripari e sapevano bene quanto la legna dei nostri boschi fosse speciale.
Adne era la figlia dell’anziano Dadlan, uno dei quattro consiglieri dell’Etne che governava quello che un tempo restava del Sialden. Per chi non lo sapesse noi Etne siamo una delle ultime razze, salvo gli Elielan, ancora legati all’aspetto primitivo della natura. Le nostre orecchie hanno la forma di conchiglie e chiocciole, i nostri capelli cambiano colore insieme alle foglie degli alberi cui siamo legati, quindi verdi nella stagione del sole, dal rosso al giallo in quella dell’acqua, neri o bianchi in quella del gelo e, in base al tipo di fiori del Ledah, del loro medesimo colore in quella della terra. L’unica cosa che distingue un Ledah da un altro è proprio la sua fioritura. Si pensa anche che un diverso tipo e colore di fiore possa plasmare il carattere degli Etne. Il fiore di Adne era quello bianco della fanciulla. Al contrario del tipo, il suo colore era quasi una rarità nel Sialden, poiché il bianco, insieme al nero, indica un senso di distaccamento dal Ledah e una sovversiva voglia di fuggire lontano. La fanciulla invece è un tipo di fiore che, come il nome stesso suggerisce, spesso si trova nei legami delle donne, e che rappresenta una personalità sensibile dalla lacrima facile. Ma partiamo dall’inizio.
Quando un Etne nasce, stringe nella piccola mano un seme. I genitori hanno l’obbligo di piantarlo e di curarlo fino alla nascita della pianta, che spunterà dalla terra quando l’Etne cui essa è legata sarà in grado di curarla con le proprie mani.
Nel giro di anni la pianta diventa un albero che cresce in base alla cultura, alla saggezza e all’intelligenza del suo Etne, l’età media di ciò è di circa dieci anni, quando il nostro aspetto comincia a maturare in quello di un adolescente. Da quel giorno in poi, la nostra vecchiaia camminerà di pari passo con quella del Ledah che diventa una specie di genitore, di desiderio, di voglia. Tra i suoi fiori e dalla sua corteccia cresce tutto quello di cui l’Etne ha veramente bisogno, quindi nulla di futile, e ciò comprende cibo e acqua sempre in quantità giusta, mai ho visto un mio simile lamentarsi per la pancia troppo piena, le coppe finiscono all’unisono con la sete come il cibo lo fa con la fame. Inoltre fa crescere vestiti, bracciali, collane, anelli e armi, ovviamente solo quando l’Etne ne ha veramente bisogno.
In sostanza, la vita del Sialden è una vita piena di pace e amore, una vita priva di odio e di avidità. Fatte rare eccezioni, tra gli Etne non esistono discriminazioni, non esistono classi sociali, non esiste l’omicidio, la guerra per il potere, la violenza, l’odio; una vita fortunata, potrebbe dire qualcuno, ma io, così come la cara Adne, non ne sono pienamente convinta. Tutta questa pace ha un prezzo che gli Etne pagano ogni giorno della loro vita senza accorgersene e che riguarda l’inviolabile legge dei Ledah. Quando l’Etne e il proprio legame sono vicini, nascono dei limiti nei sentimenti umani. L’incapacità di soffrire la fame, il freddo o la stanchezza, l’inettitudine di provare avidità, odio, o rancore causata da una vita agiata, crea inevitabilmente incomprensione verso chi invece soffre ogni giorno. Inoltre, il Ledah finisce persino per guidare l’amore, un aspetto del legame che Adne odiava e che, di conseguenza, fu la causa dell’inizio della sua storia.

Anno pubblicazione

2014

Pagine

250

Formato

14x20 cm

ISBN

9788868101886

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