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I racconti della notte di San Giovanni
AA.VV

I racconti della notte di San Giovanni Prezzo del libro 14,00
I racconti della notte di San Giovanni Oppure scaricalo da

Se c'è una notte magica è proprio quella del 24 giugno, solstizio d'estate.
La guazza benefica, i falò, le streghe che ballano attorno agli alberi di noce, i piedi scalzi sull’erba bagnata, vergini che raccolgono con un falcetto di ceramica i frutti immaturi...
E non poteva che nascere questa notte il più magico e affascinante tra i liquori: Il Nocino
Venti racconti e altrettante storie dove il profumo dell'infuso si spande tra le parole, arricchendo la narrazione e impregnandola di mistero e di emozioni.

Contiene la ricetta originale del Nocino Modenese e i diversi modi di utilizzarlo in cucina (e non solo).

Primo capitolo

TREMATE, TREMATE di Eva Alyeni

Complimenti! Il tuo racconto è stato selezionato per la pubblicazione. Dovresti inviarci la liberatoria...
 
Giovanni saltò sulla sedia, adrenalina a mille.
– Siiiii!! Mi hanno preso! E vaaaiiiii!!!!
Aprì il telefonino e chiamò il suo miglior amico.
–  Quelli del concorso hanno scelto il mio racconto. Sarò uno degli autori esordienti di un libro che uscirà fra un mese! Godo alla faccia di chi non ci credeva!
–  Grande! – rispose Gigi, – se penso che l’hai fatto per scommessa.... Pensa cosa dirà quell’arpia della prof d’italiano, quando vedrà il tuo nome nell’indice!
 
Un paio di mesi prima, sfogliando il quotidiano, Giovanni era inciampato in un articoletto, che invitava a partecipare ad un concorso per scrittori principianti. Un po’ per noia, un po’ per sfida nei confronti di un misero 5 sulla pagella, si era messo d’impegno e aveva buttato giù una storiella autobiografica, in ricordo di una cena fra compagni, finita con una sbornia vergognosa di nocino e guarda caso il protagonista del racconto a tema, era proprio il famoso NOCINO! Un segno del destino, che dava a Giovanni lo spunto giusto per scherzare sugli effetti del liquore, testati personalmente sulla sua pelle!!
La e-mail della casa editrice avvisava che la presentazione del libro sarebbe stata verso fine giugno in una città lontana un centinaio di km, ma purtroppo Giovanni non aveva ancora superato l’esame per la patente!
– Accidenti dovrò farmi accompagnare!
Controllò sul calendario il sabato stabilito e si afflosciò avvilito sul divano.
– Merda, c’è la partita di campionato, Gigi non rinuncerà mai! E io non posso arrivarci in scooter!
Impensabile anche elemosinare un favore al fratello maggiore di Giulia, la sua ex, visto che si erano lasciati in malo modo, poche settimane prima. L’ansia gli serrò la gola e proseguì a scorrere col mouse per arrivare fino all’elenco degli autori, sperando di trovarci qualcuno che abitasse vicino a lui, per scroccare un passaggio.
Bingo! C’era un certo MisOgino che sembrava perfetto.
Dal profilo non si capiva che tipo fosse, nessun aggettivo rivelava se uomo o donna, dagli interessi e personalità confusa, nativo di Benevento ma residente nel capoluogo emiliano.
Diego trascurò il dubbio.
– Cosa mi frega! Lo pseudonimo è per forza maschile. Sarà uno che odia le donne! Bene, così avremo un argomento in comune! – concluse, ripensando con rabbia all’sms di addio di Giulia. Non riusciva ancora a digerirne la fine, vigliaccamente annunciata con un gelido: Scusa ma non mi sento pronta. Restiamo amici lo stesso.
Ora il problema era contattare questo MisOgino e puntare sulla sua disponibilità. Che sfiga, comunque, dover dipendere dagli altri.
L’indomani, aprendo la posta di casa, trovò un numero di telefono, con gli orari per chiamare. Dina, l’organizzatrice dell’evento a cui si era rivolto, era stata efficiente. Rimandò tuttavia al giorno dopo, perché lo irritava chiedere l’aiuto di uno sconosciuto.
– Pronto? MisOgino? Salve, sono Badboy!
Si sentiva un emerito idiota a usare questi ridicoli nomignoli d’arte. La voce dall’altra parte del filo lo disorientò.
– Mi scusi signora, vorrei parlare con suo marito.
– Dimmi pure, sono Sandra, alias MisOgino.
Silenzio tombale.
– Pronto? Sei sparito?
– Eehhmm, sì... no, cioè credevo fossi... mi scusi... che lei fosse un uomo... signora!
– Diamoci del tu, senza tante smancerie, siamo amici di penna, o sbaglio?
La conversazione dai toni piatti e distaccati si esaurì in breve. Giovanni si sorprese a fantasticare su quella donna già avanti con gli anni, che si camuffava dietro pseudonimo maschile, strana creatura sprovvista di cellulare e indirizzo mail, non iscritta a Facebook o altri vizi che nel 2010 sono comune necessità. Questo infatti era emerso dalle parole stringate al telefono. Logica morale: una frustrata repressa, acida e solitaria o morigerata zitella, contraria a dar corda ad un adolescente invadente. Ciò che contava era il passaggio, il resto non era affar suo. Mica aveva delle mire sulla tardona ma spinto dalla curiosità, si mise a leggere il suo racconto, dalla bozza del libro allegata.
 
Ai piedi di un grande noce, su una collina isolata, streghe, giovani vergini, figure demoniache, si intrecciavano in riti esoterici in una notte di mezza estate.
... Si narra che Il Grande Albero di Noce, congiunzione fra naturale e soprannaturale, fra cielo e terra, fu abbattuto intorno all’anno 665 ed estirpate le radici così da cavar via il male, ne uscì un demone che un santo vescovo ammazzò con acqua santa ma non servì a purificar il luogo dal peccato...
 
Qualche paragrafo avanti l’intrigo si faceva più sinistro.
 
... Al centro di un’ampia radura, fiaccole accese intorno all’Arbore di grandezza immensa, si teneva gran mensa da Streghe, Stregoni e Diavoli d’inferno. Illibate fanciulle a piedi nudi sceglievan i miglior frutti nel velo di rugiada, mentre sotto echeggiavan demoniaci sabba di tenebrose ombre fuggenti...
 
Giovanni si interruppe annoiato, concludendo che MisOgino era una vera pazza furiosa e lui, troppo cresciuto per credere alle favole!
– Cazzo! Mancano due giorni e Sandra non si fa sentire! – Sbottò all’idea di pregarla ancora una volta ma doveva pur accordarsi sul dove e sul come incontrarsi.
– Fanculo, la signora se la tira! Le piace far la preziosa... – pensò Giovanni facendo il numero.
Driiiiiin, driiiiiiii!
Un solo squillo e lei fu lì.
– Ok, passo a prenderti alle 15 – disse laconica con la sua voce ruvida e suadente.
 
– Datti una mossa Giò, c’è un’auto col motore acceso sotto. Possibile sempre in ritardo?
Rassegnata e spazientita, sua madre gli porse le scarpe da ginnastica. Un minuto dopo era giù in cortile.
Dal finestrino aperto sporgeva una mano che tamburellava una sigaretta. Lunghe dita abbronzate con unghie laccate di rosso. Il ragazzo si avvicinò ma lei neppure scese dalla Mini grigio piombo.
– Piacere BadBoy! Sali che avremo tempo per conoscerci.
La vecchia gli stava già sui coglioni col suo modo di fare autoritario che gli ricordava alunno e maestro a scuola.
– Piacere mio, MisOgino, – accendendosi a sua volta una Marlboro, a sfidarla che non accettava ordini.
– Se non ti sbrighi, resti a piedi –  disse lei accelerando con un colpetto nervoso sul pedale. – E magari fumi anche di nascosto ai tuoi genitori!
Giovanni gettò la sigaretta non consumata e docile si accomodò sul sedile. Fino all’ingresso in autostrada non vi fu scambio di parola. Sandra indossava un tailleur rosa polvere, sandali bianchi a tacco alto carezzavano serpentini le caviglie, come tralci di rampicante, una pashmina di seta avvolta al collo disadorno di gioielli, i capelli vaporosi di messa in piega recente. Indubbiamente una donna di stile che non dimostrava affatto 45 anni, antipatica ma appetibile! Di quelle che, in gretto gergo maschile, una botta e via non guasta mai!
– A cosa stai pensando? – fece lei rompendo il silenzio. Giovanni arrossì, preso in flagrante. Tartagliò nella risposta, parandosi dietro una credibile bugia.
– Mi stavo chiedendo come mai non hai un telefonino o un indirizzo di posta o un blog...
– Vivo bene senza la tecnologia e non amo esser rintracciabile sempre e comunque – fu la risposta.
Schietta, sincera, disarmante.
– Sei sposata?
E scusandosi per quella domanda:
–  Era solo per parlare... Piuttosto, mi spieghi il tuo ambiguo pseudonimo?
Dalla padella alla brace, merda!
Giovanni in estremo disagio, ingarbugliava il discorso senza cattive intenzioni, maledicendo la sua goffa curiosità.
Il beep del telepass segnò la fine dell’imbarazzo.
Nel caos del sabato pomeriggio, trovare parcheggio in città fu un’impresa. Sandra scovò un buco proprio sotto la segnaletica di rimozione forzata, lo ignorò, diede un’occhiata veloce al trucco e scese dalla Mini.
– Sì, vivo sola – riprese – e MisOgino è lo specchietto per allodole che trae in inganno. MiSAndra sarebbe stato troppo fedele al mio nome. Preferisco l’anonimato. – Diego rinunciò a capire la sua ostilità e l’odio per l’altro sesso, anche se un leggero disagio lo agitava. Non era un timido ma la personalità schiacciante della donna gli era d’ingombro.
 
La fiera del libro pullulava di animata folla ed era emozionante quel breve momento di gloria. Sandra ricevette un premio come Miglior racconto estroso, Giovanni si congratulò, deluso comunque dalla giuria per la sua storia considerata poco originale.
Al ristorante durante la cena, sentiva addosso il peso dello sguardo insistente di lei, seduta nel tavolo dello staff editoriale, poco lontano dal suo.
Un flash bizzarro gli balenò la mente. Alzò il bicchiere di liquore bruno-ambrato per un brindisi, ammiccando alla donna, che l’euforia dell’alcool aveva deformato in un’immaginaria strega vestita di stracci puzzolenti!!
– Alla salute, al nocino e a tutte le pozioni magiche!
Una malcelata ruga di disappunto increspò le labbra di Sandra. Il suo giovane pupillo era in evidente stato confusionale per aver alzato il gomito e fu questa la scusa per allontanarsi dalla festa. Lo caricò barcollante sulla Mini e partì nell’oscurità, verso la campagna.
Quanto tempo era passato?
Giovanni si tastò la fronte e grugnì per il mal di testa martellante. Aprì le palpebre pesanti senza capire dove si trovasse, cercò Sandra che non era al posto di guida ma le portiere dell’auto erano bloccate. La rugiada aveva bagnato i vetri e una leggera nebbiolina impediva la messa a fuoco delle cose. Gli sembrava quasi che lontano, sotto un albero secolare, un girotondo di guizzanti ombre, levitasse da terra per arrivare a raccogliere frutti sui rami più alti, nel chiarore della luna. Stropicciandosi gli occhi, ruttò per scacciare l’urto del vomito e si mise a suonar forte il clacson per attirare l’attenzione. Nulla mutò nella quiete della notte, mentre la danza attorno al noce, si faceva sempre più vorticosa e convulsa. Gli prese il panico.
Dove era finito?
Cominciò a batter i pugni contro i vetri, urlando: – Sandra –  ma l’effetto era quello di un pesce agonizzante in un acquario abbandonato. D’un tratto il rumore secco della chiusura centralizzata e lei sedette al suo fianco.
– Che cazzo succede? Dove mi hai portato? – sbraitò infuriato.
– Tranquillo Giovanni, stanotte è la tua notte, ricordi? È San Giovanni, il solstizio d’estate, la tua festa. È una magica notte di mezz’estate, dove accadono cose strane! Hai letto il mio racconto, no?
– Vaffanculo, psicopatica che non sei altro! Riportami a casa se non vuoi una denuncia! Sto male e voglio dormire!
– Non dirmi che non mi hai letta fino in fondo... sembra quasi tu non sappia come finisca la storia...
– Fanculo tu e il libro, me ne frego di come finisce la tua fottuta storia!!
Sandra sorrise.
– Male, molto male, ragazzo mio, il bello deve ancora cominciare!
A quel punto il volto della donna si inacidì, stropicciandosi come carta-pecora, le sue mani si piegarono in artigli dalle unghie affilate e ricurve e nei suoi occhi baluginò una minacciosa luce giallastra.
– Vieni Giovanni, le nostre amiche sono in attesa del rito. Sai bene che per il mio elisir medicamentoso, la raccolta dei frutti si completa solo con il sangue di un giovane vergine. E tu lo sei, vero, Giovanni? Il tuo pseudonimo è fuorviante e fasullo come il mio, lo so.
Trascinò il ragazzo fuori dalla macchina, in direzione del grande albero. Le streghe si fermarono di colpo, coi loro cesti ricolmi di frutti in mano e nel chiarore opalescente della luna piena, echeggiarono gioiose risate fanciullesche.
In un turbinio di stoffe fruscianti, le magiche figure salutarono il nuovo arrivato, in uno strano dialetto incomprensibile, mentre le radici del maestoso noce emergevano dal terreno, come tentacoli mostruosi, in segno di benvenuto. La danza riprese e l’aria umida si impregnò di una cantilena propiziatoria.
 
Diciannove son le noci innaffiate di rugiada
Diciannove son le gocce del tuo sangue
Qui mancava...
 
Giovanni prese a urlare e a tirar calci ma ogni suo gesto si perdeva nel vuoto, vano tentativo di difesa contro incorporei esseri misteriosi. D’improvviso, accusò una fitta al cuore e premendosi il petto con la mano, scoprì con orrore un rivolo di sangue sgorgare da una ferita. Non sentiva dolore, solo un acuto odore di sangue bruciargli le narici. Sandra raccolse le diciannove gocce scarlatte, citate nel formulario delle arti occulte e meticolosa ne pose una per ogni cestino. I malli teneri e acerbi si colorarono di sangue e la rugiada brillò vischiosa, come una marmellata di lucciole deliranti nel sibilo del vento che incalzò improvviso.
 
Unguento, unguento supra acqua e supra vento
Vitale sgorga dal tuo tormento...
 
Il grande noce squarciò le tenebre, infiammando il cielo di una vampata infernale. Sputò lingue di fuoco e scintille simili a demoni nervosi, che ricaddero sul prato spegnendosi in sfrigolanti sussurri.
Il sabba era terminato, il rito esoterico era compiuto. Giovanni, esausto, tremava convulso ma scoprendosi praticamente illeso, scoppiò in una risata isterica, quasi un rantolo affannoso. La ferita al cuore era cicatrizzata e nonostante l’esplosione di tuono lo avesse investito in pieno, la sua pelle era pulita e intatta.
Sandra lo sostenne delicatamente sotto braccio:
– È tutto finito, vieni ti riaccompagno a casa. Sei stato forte, ragazzo! Grazie a te questa notte non è stata vana. Il vero elisir delle streghe, che Voi comuni mortali chiamate NOCINO, non sarebbe la panacea a tutti i mali, il balsamo dalle straordinarie virtù curative, senza l’ingrediente essenziale che è il sangue puro di un adolescente incorrotto, sarebbe solo, aihmé, un semplice liquore digestivo da supermercato.....
 
 ***
– Buongiorno figlio!! Ore piccole e trasgressive ieri sera! Alzati da quel letto, sono le quattro del pomeriggio! – lo sgridò sua madre, spalancando la finestra della camera per dare aria a un’insana puzza di alcool.
– I tuoi amici ti hanno riportato a casa, ubriaco fradicio. Bada Giovanni che la prossima volta lo dico a tuo padre e saranno guai! – quindi uscì, lasciandolo solo.
“I miei amici mi hanno portato a casa?!”
Incespicò verso il bagno, si appoggiò al lavandino e sbirciò la faccia allo specchio. Era in uno stato pietoso ma... ma Sandra e MisOgino, allora?
E la cena?
E il libro?
E quell’incubo di carosello sovrumano a cui era stato sacrificato e sopravvissuto?
Dal soggiorno la TV gracchiava i programmi di sabato 19 marzo e quasi gli venne un colpo.
19 marzo??
Tornò in camera stordito.
Sulla scrivania il PC lampeggiava in stand-by.
Picchiò il mouse con le nocche e nello schermo apparve una pagina di Wikipedia sul nocino.
 
Digestivo antico e magico, mantiene un alone di leggenda legato alla presenza di tradizioni incerte ed incantesimi. Il periodo della raccolta delle noci, destinate alla preparazione, chiamato dagli erboristi “tempo balsamico” va colto con precisione in quanto dura pochi giorni, dal 22 al 24 giugno. I frutti, lasciati alla rugiada notturna di San Giovanni, dal crepuscolo fino all’alba, si mettono in infusione il mattino dopo, e la preparazione termina non prima della vigilia di Ognissanti, per Halloween. Si narra che le streghe di tutta Europa, si recassero nel capoluogo sannita, Benevento, per radunarsi a convegno, intorno ad un secolare albero di noce. In quell’occasione venivano raccolte le noci, ancora tenere, e spaccate in quattro, da giovani fanciulle non maritate. Il frutto rappresentava l’uomo con uno scheletro interno fragile (ossa) ed un succo da estrarre (sangue). Era il simbolo della supremazia delle streghe sugli uomini.
 
Nella seconda pagina, una sfida di ricette per fare un buon nocino casalingo. Dalle più antiche e tradizionali, con le rigorose 19 noci pestate nel mortaio, alcool, zucchero, scorza di limone, a quelle più moderne con ingredienti azzardati come il caffè, i chiodi di garofano o la corteccia di cannella.
Giovanni sorrise inebetito.
Tornò in bagno, sfregò con decisione la faccia sotto il rubinetto dell’acqua fredda e si rilassò.
Era stato un sogno.
Aveva semplicemente elaborato delle normali informazioni nel più grottesco tormento onirico.
La sua avventura di scrittore era ancora all’inizio.
La notte però gli aveva portato consiglio.
O forse era stata la sbronza.
Sedette al computer e battezzò un nuovo titolo al racconto dell’emergente autore BadBoy:
 
TREMATE, TREMATE LE STREGHE SON TORNATE
di BadBoy
 
Già... Bravo Giovanni…
 
A pensarci meglio, una storia che parla di liceali ubriachi suonerebbe indubbiamente banale per una giuria esperta e competente!
Molto più azzeccato il capriccio diabolico di una moderna strega psicopatica, disposta a tutto per la miglior riuscita del digestivo popolare più magico del mondo!

Anno pubblicazione

2010

Pagine

190

Formato

14x20 cm

ISBN

978-88-95412-31-3

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