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Il commissario Marra e il caso "Bondage"
Mariel Sandrolini

Il commissario Marra e il caso Prezzo del libro 14,00
Il commissario Marra e il caso Oppure scaricalo da

Tra misteriosi omicidi e pratiche bondage,un nuovo caso per il commissario Marra, rientrato nella sua Bologna, città accogliente di giorno, torbida e misteriosa la notte.

"Le sale dell’obitorio, dove sezionano i cadaveri, si assomigliano tutte. Il commissario Marra, contro la sua volontà, inalò con le narici quell’odore intenso di disinfettante, un odore forte, fuori dal comune, che poi ti porti dentro per giorni.
La parete in fondo all’ampia stanza era color grigio antracite. Pareva un enorme armadio a muro con tanti cassetti quadrati, ma con una prerogativa da film del brivido: era pieno di cadaveri.
“S 24!” ordinò il medico legale a un addetto. Si aprì un cassetto che scorse lento, fintanto che si arrestò. Sopra c’era un cadavere nudo… unico accessorio, un cartellino bianco legato al pollice desto: S 24.
«Il soggetto all’atto del decesso praticava il bondage. Nel gioco dei legamenti ognuno fa da contrappeso all’altro alternandosi con la spinta dei piedi: uno scende verso terra, l’altro sale verso l’alto, in una sorta di bilancia umana. Salendo, la corda provoca uno strozzamento che dura alcuni secondi; secondo alcune tecniche erotiche, produce una sensazione simile all’orgasmo… ma il piacere è molto, molto di più!» decretò il medico legale.

Primo capitolo

CAPITOLO 1


C’è buio e silenzio sull’autostrada. A quell’ora tarda della notte poche le autovetture in transito, qualche camion che dopo la mezzanotte della domenica ha ripreso a circolare e chi, come il commissario Marra, deve arrivare di primo mattino a Bologna per prendere servizio alla mobile di Piazza Galilei.
Fin da Torino la pallida falce di luna è compagna di viaggio di quei temerari viaggiatori in quella fredda notte invernale. Il riflesso argenteo offuscato tra frammenti di nubi, come fragile lanterna di carta, lascia spazio a ombre nere che sfrecciano ai lati della carreggiata. Le arcate dei viadotti illuminate dai fari delle autovetture appaiono come misteriose voragini che, spalancando le fauci come mostri affamati, inghiottono in quel ventre ingordo chi osa disturbare la loro quiete.
All’interno della Fiat Croma regna il silenzio e ciò non favorisce il dialogo tra Marra e Clelia. La donna ha imparato a capire i suoi silenzi, la sua necessità d’isolarsi che, per Mario Marra, commissario, equivale al bisogno di riflettere su fatti del quotidiano vivere. 
Fanno paura i silenzi, riportano alla mente ricordi lontani, scrutano l’anima e parlano più di mille parole. Alcuni vorresti non ti abbandonassero mai, altri li cancelleresti dal tuo cuore. Silenzi, come in quella notte di luna, dove attendi risposte da un mutismo ostinato che ti fa compagnia.
Guidava e pensava il commissario Marra. Quanti anni di servizio aveva trascorso al distretto Racconigi, quale capo della mobile torinese?
Lasciare una collaudata quotidianità, la sua squadra dove aveva raggiunto una sincronia lavorativa e affettiva e Torino, dove da bolognese doc si era subito integrato, amando quella città che aveva fatto sua, con tutte le sfumature e i suoi contrasti.
Quel distacco gli graffiava l’animo di una percezione dolorosa e quello che sentiva dentro di sé era una sorta di tristezza, uno snervante logorìo di mente e di corpo.
Fremono come ali i sentimenti, le emozioni che non riesci a trattenere e che vogliono uscire, così colorano i tuoi pensieri donandogli tutte le sfumature, illuminando i tuoi ricordi, che sono la vita dentro di te, stringendoti in un abbraccio d’incognita grande quanto l’infinito.
Conosceva bene Mario Marra quello stato d’animo, la posta in gioco era l’enigma d’iniziare tutto da capo in un’altra città, nuovi collaboratori, casi diversi.
Ritornare nella sua Bologna, città che gli aveva dato i natali, gli procurava sentimenti contrastanti: timori ed emozioni. Nella città felsinea aveva trascorso l’infanzia, la giovinezza, l’università in via Zamboni, i primi passi alla mobile di Piazza Galilei…
Poi il distacco.
Il suo trasferimento alla mobile di Torino era stato come se gli avessero tagliato nuovamente il cordone ombelicale.
Pochi chilometri ancora e sarebbe arrivato in città, come avrebbe ritrovato la sua Bologna?
Come se le leggesse nel pensiero, Clelia posò la testa sulla sua spalla, un semplice gesto affettuoso per rassicurarlo. Ora era al suo fianco e insieme avrebbero iniziato una nuova fase della loro vita. Si guardarono e si sorrisero. Quella semplice espressione riempì i loro cuori di armonia, avvolgendo i volti stanchi dal lungo viaggio, in un caldo muto abbraccio, consapevoli che non avrebbero avuto più sere di solitudine.
L’autostrada con il suo rettilineo d’asfalto catturava lo sguardo per ricongiungerlo all’orizzonte infinito. Poi non più lande incolte, o vecchie cascine, ma campi pianeggianti. Albeggiava e volgendo lo sguardo dal finestrino, Clelia si accorse della bellezza che li circondava.
Enormi distese di prati che, in primavera, avrebbero germogliato dando vita a un manto color indaco. Nei filari, dopo il lungo inverno fremevano le viti. La rugiada avvolgeva nel silenzio i tralci mentre i raggi del sole, filtrando da dietro le nuvole, attendevano impazienti di veder germogliare un rigoglioso fogliame che avrebbe fatto da cornice ai grappoli succosi che i viticoltori avrebbero trasformato in un frizzante Pignoletto.
Quella sensazione la fece sentire come fosse entrata in un altro mondo anziché semplicemente in un’altra città. Giunti al casello di Borgo Panigale, in lontananza, tra gli albori dell’alba, si stagliarono maestosamente il Colle della Guardia e l’imponente Santuario della Madonna di San Luca.
«Clelia, siamo quasi arrivati, guarda quel colle davanti a te, lo vedi? Quello è San Luca! Per noi bolognesi: dove c’è San Luca, c’è casa! Si eleva sul Colle della Guardia ed è meta di pellegrinaggi per venerare l’immagine della Madonna col bambino.     Anche i non credenti le fanno visita. Era tradizione il Lunedì di Pasqua fare la scampagnata: si partiva in comitiva dall’Arco del Meloncello e a piedi si percorreva il più lungo portico di Bologna (3,796 km), composto di 666 arcate che collegano la città alla basilica di San Luca. Fu costruito tra il 1674 e il 1721, con il contributo dell’intera cittadinanza. Il percorso è scandito dalle quindici cappelle dei Misteri del Rosario e molte lunette recano stemmi e iscrizioni di famiglie e confraternite che parteciparono alla costruzione o al restauro».
«Sono emozionata, e certa che Bologna avrà tantissime opportunità da farmi conoscere e apprezzare. Per ora, la descrizione così dettagliata del Colle, mi è piaciuta e nello stesso tempo meravigliata, non sapevo che t’interessassi anche di storia dell’arte» ribatté Clelia. Sorrise Mario Marra, e con un’espressione gaudente continuò:
«Il rientro in città, avveniva percorrendo il camminamento della “via degli dei”, detto comunemente “I BRIGOLI”! È un sentiero affascinante e pittoresco, pieno di storia e di avvenimenti curiosi. Dalla Basilica di San Luca dopo circa 2 km si arriva a Casalecchio di  Reno, zona limitrofa alla città di Bologna. Il percorso è pieno di punti emozionanti, dal “balzo della Pizzacherra”, che prende il nome dal rio che costeggia il sentiero, ai panorami su Casalecchio, dalla flora e dalla fauna in continuo movimento. Nella seconda guerra mondiale, fu costruita una grotta antiaerea, rifugio di tanti abitanti. In quel tratto poi, è facile incontrare persone che passeggiano, che corrono, che girano in mountain bike, che fanno nordic-walking, o che prega seguendo il percorso di fede. Per i giovanotti poi, era anche un pretesto per portare la ragazza, e ambire al desiderio di scambiarsi qualche timido bacio».
Conversando, erano giunti a Bologna. All’imbocco di Porta San Felice il commissario Marra non si accorse del cartello che indicava gli orari di limitazione del traffico. Non fece neppure in tempo a tracciare un pensiero che un agente municipale abbassò la paletta e, invitandolo a fermarsi si accostò al finestrino:
«Buongiorno, le macchine non possono circolare, non ha visto il divieto?».
«Salve, agente, chiedo scusa dell’involontaria infrazione, sono anni che manco da Bologna. Devo raggiungere Piazza Galilei e questo era il percorso che conoscevo; quando non c’erano i sensi unici e le limitazioni al traffico».
«Da dove viene?».
«Torino… Agente se deve farmi la multa, sia rapido, poiché sono in ritardo e il questore mi aspetta!».
Sentendo nominare il “questore” l’uomo alzò lo sguardo e vedendo sul vetro il contrassegno della polizia si sentì in imbarazzo per la gaffe, e cercò di rimediare.
«Ho visto solo ora che lei è della Polizia; prego, vada pure. Posso sapere con chi ho parlato?».
«Marra, il nuovo commissario».
«Mi scusi è…».
«Il dovere innanzi tutto, ma mi dica, per lasciare mia moglie all’hotel Roma di Via D’ Azeglio, ci arrivo con la macchina?».
«Con la macchina di servizio sì. Lei può andare diritto, poi svolta in via Venezian e si ritrova in Piazza Roosevelt, lì c’è il parcheggio; è a due passi dalla mobile e da via D’Azeglio».
Il commissario riavviò la macchina! Giunto in via Ugo Bassi, il traffico caotico gli fece rallentare l’andatura. Sotto il portico, quasi a lato della pasticceria Gamberini, bancarelle esponevano merce multietnica, mentre passanti frettolosi uscivano dal mercato delle Erbe.
Il freddo stringeva come un guanto di acciaio e le persone rapide e silenziose pensavano soltanto a mettersi al riparo da quella morsa gelida.
Bastò quel breve tragitto e la sua città, dove i ricordi stavano affiorando dai nebulosi meandri della memoria, gli apparve cambiata, gli sembrò astratta, senz’anima.
Un disagio improvviso, come un presentimento gli attanagliò lo stomaco. Fu alla fine di quella percezione, che prese consapevolezza che non era più la goliardica Bologna degli anni sessanta.  In Piazza Roosevelt, Clelia estrasse dalla borsa il dépliant che l’hotel aveva loro inviato e lesse:
«L’Hotel Roma si trova nel centro storico di Bologna, all’interno della zona a traffico limitato, e chiuso al veicolare tutti i giorni dalle ore 7 alle 20. È comunque consentito l’accesso in auto agli ospiti dell’Albergo tramite l’ingresso carrabile dell’Hotel di Via De’ Fusari. Al momento del check-in deve essere comunicata alla reception la targa dell’auto, sarà nostra cura trasmettere i dati all’autorità competente. Da quel momento la vostra vettura potrà circolare liberamente fino alla partenza».
Guardandosi, sorrisero dell’involontaria disattenzione, se avessero letto prima il voucher, avrebbero appreso nozioni aggiornate, almeno sul traffico.
A Bologna, il luminoso locale che Marra aveva preso in affitto, era all’ultimo piano di un palazzo in stile petroniano in Piazza dei  Celestini, laterale di via d’Azeglio.
Dalle ampie vetrate si stagliava tutta Bologna dall’alto, sino a vedere il colle dell’Osservanza e San Michele in Bosco.

Anno pubblicazione

2014

Pagine

180

Formato

14x20 cm

ISBN

978-88-6810-197-8

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