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IL LATO VUOTO DEL LETTO
Piera D'Antonio

IL LATO VUOTO DEL LETTO Prezzo del libro 14,00
IL LATO VUOTO DEL LETTO Oppure scaricalo da

Parma. Laura ha quasi cinquant’anni è una brava madre e moglie. E’ una donna curiosa e piena d’interessi. Per anni ha pensato di avere una famiglia perfetta e che la sua fosse una vita meravigliosa, ma da qualche tempo è inquieta, insoddisfatta. Per un osservatore esterno la causa potrebbe essere la menopausa incipiente, o, semplicemente, il timore della sindrome del nido vuoto.

 Vittoria ha 35 anni , è separata, con un figlio che sta crescendo da sola, un lavoro noioso e un ex marito assente.

In mezzo a loro Pietro: marito modello di Laura e amante perfetto per Vittoria. Pietro s’illude di amarle entrambe e pensa di potersi scindere tra loro senza ferirle.

Il classico triangolo che funziona bene finché, un giorno, il destino non si mette di traverso e Laura scopre il tradimento, a cui decide di reagire in modo imprevedibile, spiazzando tutti, intraprendendo un lungo viaggio, non solo fisicamente, ma anche dentro sé stessa, alla scoperta della donna che era, di quello spirito che tanti anni di vita matrimoniale sembrano aver assopito. Costringerà il marito ad affrontare le sue responsabilità, lo spingerà a cercarla, giocando alle sue regole, facendo resuscitare in lui quel desiderio che raramente è destinato alle mogli. Basterà tutto questo a farle superare il dolore del tradimento?

 

Primo capitolo

PROLOGO
“Oggi non è giornata” pensò stringendo tra le mani la tazza calda del thè con lo sguardo fisso sul paesaggio gelato fuori dalla finestra.
Laura si sentì inquieta, una sorta di ansia le premeva sulla bocca dello stomaco. L’aria era fredda e la condensa sul vetro disegnava strane forme. Fuori, il cielo pennellato dai colori dell’alba la lasciò indifferente.
“Mancano pochi giorni a Natale e non ho ancora comprato un regalo. Quest’anno il Natale proprio non lo sento” riflettè e gettò un’occhiata stanca all’albero di Natale, che con le sue luci rischiarava l’oscurita della sala: la sua vita le sembrava artificale come quel pino di plastica addobbato a festa. Rabbrividì e si strinse nella vestaglia di lana. Sarebbe tornata volentieri a letto, ora che tutti gli altri erano usciti, per rimandare, almeno per poco, l’incontro con la realtà, per rannicchiarsi al caldo sotto le coperte e trattenere un pensiero positivo. Quella mattina Laura rimpiangeva, come mai prima di allora, la sua vita di prima, quando, inconsapevole, guardava con serena ingenuità alla sua vita e pensava che nulla sarebbe più cambiato. Gli ultimi mesi, inutile negarlo, erano stati duri, è difficile dimenticare e, soprattutto perdonare: anche sé stessi. Forse era colpa del Natale e delle feste di famiglia, forse era solo una giornata storta.
Solo cinque mesi prima era ancora inconsapevole e impreparata a quanto le avrebbe riservato il destino. Era successo tutto in fretta: senza sosta gli avvenimenti erano rotolati uno dietro l’altro, come massi che si staccano da una parete di roccia, il primo, isolato, poi il secondo e infine tutti gli altri, a distanza ravvicinata, come la terra strappata alla montagna da una frana che, tutta insieme, s’accascia al suolo incurante di quello che sta sotto, aprendo una ferita, un taglio, che tarderà a rimarginarsi. Era accaduto così anche alla sua vita e, da allora, aveva misurato il tempo come un prima e un dopo. Quegli eventi erano diventati un punto di non ritorno e, per quanto in questi mesi avesse desiderato, con tutta sé stessa di dimenticare, non le era concesso farlo.

L’estate prima…




Capitolo I
Non pioveva ancora, ma l’aria era densa di umida attesa. Laura era da sola. Succedeva spesso la domenica pomeriggio. Si era coricata dopo il pranzo. Faceva caldo. Aveva ricercato riparo dalla calura tra il fresco delle lenzuola di lino. Il tempo sembrava sospeso, fermo. L’afa le pesava sul petto. Da fuori arrivavano le grida e le incitazioni di alcuni ragazzi, che giocavano a calcio. Il vento portava sulla finestra socchiusa lettere ammucchiate, suoni mischiati, parole isolate, e poi tornava a riprendersele, prima che lei potesse decifrarle. Tese l’orecchio invano ai rumori domenicali, ma ben presto si stancò e lasciò perdere,  annoiata. Restò immobile, annusando l’aria profumata di pioggia imminente.
“Dov’è mio marito?” si chiese accarezzando con la mano il lato vuoto del letto.
“Cosa abbiamo in comune? Cosa ci è rimasto da condividere insieme? Se me ne andassi, si accorgerebbe della mia mancanza? O lo turberebbe maggiormente rientrare una sera e non trovare più lo scrittoio bidermeier all’ingresso, su cui appoggia le chiavi dell’automobile?”continuava a pensare inquieta.
Lui era in bicicletta con gli amici. Era sempre successo che se ne andasse nel week end per praticare qualche sport, aveva bisogno di quello sfogo per scaricare le tensioni di una settimana di lavoro. Laura, all’inizio lo aveva accompagnato per compiacerlo. Voleva essere diversa dalle altre, che si spaventavano per la fatica, voleva dimostrargli in tal modo il suo amore. Poi, con il tempo, lo aveva lasciato andare da solo sempre più spesso e, lungi dal sentirsi trascurata, aveva accolto questi momenti di solitudine come una preziosa occasione per avere uno spazio tutto suo. Da qualche tempo, però, un pensiero nuovo si era insinuato insistente nella sua mente: per la prima volta, aveva pensato che la quotidianità del loro stare insieme, invece di avvicinarli, non avesse fatto altro che allontanarli. Negli ultimi mesi si era scontrata con questa cruda consapevolezza. In maniera sottile, il pensiero della loro estraneità aveva preso consistenza, allargandosi fino ad occupare le pieghe più nascoste del suo pensiero. Apparentemente sembrava andare tutto bene, ma lei sentiva che non era così. Il sospetto che lui potesse vedersi con un’altra aveva iniziato a tarlarle il cervello. Non c’era nulla di tangibile che potesse provarlo, nulla era cambiato nel comportamento di lui, ma lei sembrava respirarlo nell’aria.
Qualche sera prima, erano seduti sotto il portico, uno accanto all’altra, nell’ora che lentamente entra nel buio della notte e Laura aveva bruscamente interrotto la conversazione dicendo
«Hai sentito che Bruno ha l’amante?»
Lui, senza guardarla in faccia, intento ad armeggiare con l’accendisigari, aveva risposto scrollando le spalle: «Pettegolezzi.»
«Non credo proprio» aveva ribadito «visto che lui ed Elisa si stanno separando. Ventiquattro anni di matrimonio buttati via così, per una cosa qualsiasi.»
Lui non aveva risposto, si era alzato, dirigendosi verso un cespuglio di rose, aveva raccolto qualche corolla appassita e l’aveva lanciata lontano, oltre la rete di recinzione, senza dire nulla, come a voler mettere fine alla conversazione.
Lei era rimasta immobile e una fitta di gelosia le aveva punto con violenza la bocca dello stomaco.
«Forse ha davvero un’amante. È da poco approdato nell’età in cui gli uomini cominciano a sentirsi insicuri, hanno paura d’invecchiare e usano il sesso come stratagemma per ingannare la morte. Nell’emozione del nuovo e del proibito cercano disperatamente la vita: il tradimento ha a che fare con la paura di morire» concluse tra sé.
Laura desiderava ancora suo marito. Pietro aveva da poco superato i cinquanta, ma il suo corpo, forgiato dallo sport era ancora attraente. Le piaceva  guardarlo uscire dal letto nudo, quando il lenzuolo gli scivolava addosso svelando le spalle ben disegnate e le gambe lunghe, magre e forti. Aveva una bocca carnosa e occhi cangianti, capaci di assumere tutte le sfumature del verde, fino a tingersi di grigio nelle giornate nuvolose. Piaceva alle donne, le affascinava con i suoi complimenti galanti e il suo sorriso disarmante, ma Laura non era mai stata gelosa prima di allora, al contrario, qualche volta l’aveva addirittura lusingata il fatto di saperlo desiderato da altre.
“Perché non riesco a dirgli che mi piace? Perché non riesco a mostrargli il mio desiderio e a chiedergli di più? Desidera ancora il mio corpo? Fare l’amore con me sarà per lui un dovere? Un modo per tenermi buona, un qualcosa che ci si aspetta da un buon marito?”
Come seguendo un istinto, fece scorrere le mani sulla sua nudità. S’accarezzò i piccoli seni poi, lentamente, con la punta dei polpastrelli, scese lungo i fianchi, fino a raggiungere il ventre. Mentalmente ripercorse ogni segno rimasto sulla sua pelle: ogni cicatrice, ogni ruga che raccontava la sua storia. Sollevò una gamba e la tenne dritta. I muscoli tesi erano disegnati nello sforzo. Aveva ancora belle gambe.
Con i suoi quasi cinquant’anni, da qualche tempo, aveva iniziato a temere d’invecchiare. Una sensazione di vischiosa impotenza si era impossessata di lei: le sembrava che nulla potesse più accadere, che le scelte fatte fossero irrevocabili, che non ci potessero più essere soprese in serbo per lei, almeno non positive.
La sua era una bella vita, invidiabile, ma una vita organizzata. Ciò che le pesava maggiormente era la prevedibilità del futuro, al contrario, sognare che tutto potesse ancora accadere l’avrebbe aiutata a sperare. Ora, invece, intercettava chiaramente i limiti di ciò che avrebbe potuto essere.
“La gioventù è l’era del possibile, la vecchiaia è il regno del limite” pensò.
Tornò con la mente al suo matrimonio, a un’ipotetica rivale: una giovane amante che prosciugava la voglia che avrebbe dovuto esserle riservata. Se lo avesse chiesto apertamente a Pietro, “Hai un’amante?” di sicuro lui avrebbe risposto ridendo, ma se lo avesse fatto guardandolo dritto negli occhi, forse, avrebbe potuto intercettare qualcosa nel battito delle sue ciglia, nello spostamento rapido delle pupille, che le avrebbe confermato il suo sospetto.

Quella sera, dopo cena, quando si sedettero insieme sotto il portico, lo guardò con desiderio. L’energia del pomeriggio si era concentrata al centro del suo corpo e, dopo tanto tempo, sentì un lago tiepido in mezzo alle cosce. Lui sembrò non accorgersene. Laura si sedette sulle sue ginocchia, lo cinse con le braccia e iniziò a baciarlo. La sua lingua si fece strada tra le sue labbra. Pietro rise divertito ed eccitato dall’inaspettata audacia della moglie e rispose ai suoi baci con ardore. Laura, allora, lo prese per mano e lo condusse a letto. Lo cercò subito con la bocca, come se una fame troppo a lungo trattenuta, si fosse impossessata di lei. Lo ingoiò, lo leccò, lo succhiò, mentre lui se ne stava appoggiato alla testiera del letto con gli occhi chiusi. Lo fece giungere sul punto di esplodere, poi gli si sedette sopra e se lo fece scivolare dentro. Arrivarono all’apice insieme.
Laura rotolò spossata su un fianco, si rannicchiò e scivolò nel sonno tranquilla.

Anno pubblicazione

2017

Pagine

200

Formato

14x20

ISBN

9788868102036

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