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Noi siamo il buio. Nel ventre di Napoli.
Stefano Cordoni

Noi siamo il buio. Nel ventre di Napoli. Prezzo del libro 14,00
Noi siamo il buio. Nel ventre di Napoli. Prezzo dell'Ebook 4,49 Oppure scaricalo da

Francesco Dommarco è un ragazzo come tanti altri.
Una notte all’uscita di un locale di Napoli, lui e i suoi amici disturbano un senzatetto.
Non sanno che hanno scelto l’uomo sbagliato…
Un mondo che brulica sotto i nostri piedi, pochi metri sotto il Maschio Angioino o Piazza del Plebiscito.
È il sottosuolo di Napoli, stratificato, nascosto, a più livelli, che arriva addirittura a quaranta metri di profondità. Laggiù il tempo si paralizza, non si conoscono le stagioni,
non c’è mai differenza di temperatura. 
È il luogo dove tutte le aspirazioni dell’uomo vengono alimentate da uno strana forza. Dove un ragazzo dovrà lottare con tutto il suo coraggio per salvare una bambina, con il solo aiuto di un vecchio professore che con il mondo di sopra ha chiuso.
È il luogo dove il popolo dei reietti si nasconde, dove vive e dove crea le proprie regole.
Abbiate paura degli abitanti del mondo di sotto. Stanno venendo su.

Primo capitolo

PROLOGO



Lauretta rise in maniera chiassosa, come fanno le ragazzine di dodici anni quando sono in pubblico insieme alle amiche. Si trovava nel cortile della scuola insieme alla sua migliore amica Betti.
Lauretta avrebbe voluto essere come Betti, che aveva dodici anni e mezzo ma ne dimostrava almeno quindici, con una cascata di capelli biondi curati e vaporosi e le prime eyeliners a incorniciarle gli occhi azzurri.
Lauretta invece era magra e minuta. Fino al giorno prima i capelli castani lunghi le scendevano fino a metà schiena, ma si era stufata di doverli asciugare per un’ora tutte le volte che faceva la doccia e così aveva preso una decisione radicale. Era andata con la mamma dal suo parrucchiere francese, il quale le aveva proposto un taglio a caschetto con le punte davanti più lunghe. E quella mattina si era presentata a scuola con il nuovo look: scarpe da tennis bianche e rosa, leggins grigio chiaro e t-shirt ma, soprattutto, capelli corti.
Betti le aveva fatto un sacco di complimenti per tutta la mattina e adesso, mentre uscivano dal cortile della scuola, parlava a raffica come solo lei sapeva fare.
– ...allora io gli ho detto di non rivolgermi mai più la parola. Mai più! Se preferisce le oche senza cervello, be’, allora vada dietro a quelle...
– Hai fatto bene!
– Vero?
– Ma non è che magari era solo un’amica?
Betti finse di indignarsi. – Un’amica? Ma sei nata ieri? Tra maschi e femmine l’amicizia non può esistere!
– E perché? Io per esempio di Marco sono amica.
– Ah, ecco! Vedi, forse tu sei sua amica, ma lui? I maschi fanno solo finta, ma sotto sotto...
Lauretta si grattò la testa, riflettendo su questa affermazione. Decise che avrebbe osservato con più attenzione Marco per vedere se sotto sotto avesse altre intenzioni. Non che le piacesse particolarmente, ma doveva capire meglio.
In quel momento sentì una spinta sulla spalla destra che quasi la fece cadere.
– Ehi! – gridò Betti.
– Ehm, scusa... – mormorò il ragazzetto della seconda C, arrossendo e tornando velocemente verso i compagni che ridevano sguaiatamente.
– Cretini! – urlò Betti prendendo Lauretta per un braccio e allontanandola dai maschi. Lauretta si voltò per vedere il ragazzo, che se la stava prendendo scherzosamente con i compagni che lo avevano spintonato apposta verso di loro.
– Lauretta! Girati, non dargli corda! – sussurrò Betti.
Accelerarono il passo con espressione indignata. Lauretta si voltò e con la coda dell’occhio notò che il ragazzo della seconda C le stava ancora guardando.
– Ti ho detto di ignorarli, Lauretta! – le disse Betti stringendole la spalla. Dopo un po’ risero entrambe e Betti si avvicinò all’orecchio dell’amica.
– Ehi, hai visto? Piaci a quello della seconda C, com’è che si chiama...
Lauretta spalancò gli occhioni neri. – Io? Guarda che lo spingevano verso di te!
– Ma cosa dici, per me è troppo ragazzino! Te lo dico io che gli piaci tu. Secondo me è tutto merito di questo nuovo taglio! – rise Betti scompigliando il caschetto all’amica.
Le due ragazze si erano ormai allontanate dalla scuola. Lauretta e Betti abitavano vicine, e facevano quasi tutto il tragitto da scuola a casa insieme. Attraversarono l’incrocio e costeggiarono i muri diroccati della vecchia fabbrica di cioccolato.
– Mia madre ha detto che al posto della fabbrica ci faranno una scuola di danza.
– Già, e sembra anche una scuola di musical.
– Ehi Lauretta, ci iscriviamo? Io voglio fare il musical!
– Anch’io, anch’io!
– All’inaugurazione voglio essere in prima fila.
Betti diede un’occhiata al cancello arrugginito e alle erbacce che crescevano tra le crepe dell’asfalto, immaginando l’entrata della scuola di musical. Poco oltre c’erano tre cassonetti della spazzatura e una pila di vecchie scatole di cartone accatastate.
– Speriamo che si sbrighino! Così almeno sistemeranno tutta questa robaccia...
– Già, che schifo...
Lauretta si fermò improvvisamente dandosi una pacca sulla fronte con il palmo della mano.
– Accidenti! Vuoi vedere che ho dimenticato il libro di storia sotto il banco?!? – Si sfilò lo zaino dalle spalle e lo appoggiò a terra. – Aspetta, fammi controllare!
In quel momento a Betti squillò il cellulare.
– Ah, sei tu? Non ti avevo detto di non chiamarmi più?
Mentre Lauretta rovistava nello zaino, Betti le diede un’occhiata d’intesa. – È lui! – sussurrò. Superò i cassonetti, parlando e gesticolando ostentatamente, poi si allontanò fino a svoltare a destra, oltre il muro di cinta della fabbrica.
– No, ti ho detto che non ci sto più con te, figuriamoci, dopo quello che mi hai fatto. – Betti andava avanti e indietro con il cellulare all’orecchio. – E proprio quella smorfiosetta senza cervello, poi! Scusa ma credevo avessi più buon gusto... Guarda non ho più voglia di parlarti, devo andare a casa. E allora adesso ascolta con attenzione quello che ti dico... – afferrò il cellulare saldamente con entrambe le mani e lo portò davanti alla bocca prendendo un respiro. – AD – DI – O!!!
Chiuse il cellulare fissandolo per qualche secondo finché un sorriso si allargò gradualmente sul suo viso.
– Ehi, Lauretta, adesso l’ho fatto proprio morire – ridacchiò.
Si voltò, ma Lauretta era rimasta dietro l’angolo. Tornò sui suoi passi.
– Ehi Lauretta, allora, l’hai trovato il libro di storia? – Betti si avvicinò all’angolo. – Lauretta? Devi tornare a scuola a prenderlo?
Costeggiò il muro della vecchia fabbrica fino all’incrocio.
– Lauretta?
Betti si guardò intorno. Lo zaino aperto per terra, sul marciapiede, vicino ai cassonetti e ai cartoni abbandonati, esattamente nel punto in cui lo aveva lasciato Lauretta.
Fece qualche passo avanti poi si voltò indietro. – Lauretta?... – sussurrò.
Ma Lauretta non c’era più.









Anno pubblicazione

2017

Pagine

280

Formato

14x20

ISBN

978-88-6810-320-0

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