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NON È ANCORA NATALE
Lily Carpenetti

NON È ANCORA NATALE
Prezzo del libro 0,99
NON È ANCORA NATALE Oppure scaricalo da

Stefano Corsi ha una vita soddisfacente: una buona posizione e una relazione stabile con il figlio del suo titolare. Ma i fantasmi del passato sembrano turbare la sua quiete familiare, rendendo insicuro il suo compagno. La mattina di Natale, dopo l'ennesima lite con il suo bel Sebastiano tutte le sue certezze appaiono stravolte, quando si ritrova catapultato sette anni indietro, prima di alcuni eventi che hanno stravolto la sua esistenza. Come nel celebre film di Frank Capra, Stefano ha l'opportunità di vedere come sarebbe stata la sua vita in una sorta di sliding doors, illudendosi di poter cambiare il destino.Ma spesso, si ha bisogno di guardare le cose dal di fuori per rendersi conto di quanto sia prezioso ciò che già si possiede, perché la tua vita può essere meravigliosa.

Primo capitolo

Mi scoppia la testa, devo aver bevuto un po' troppo alla festa aziendale di ieri sera. Ieri sera, già, gran bella festa, proprio in pieno spirito natalizio, giusto per concludere l'anno in bellezza. Ogni volta, mi ripeto l'inutilità di quel rito e poi, mi ritrovo sempre là, con le facce che vedo ogni giorno, a fingere sorrisi e a brindare.
A dire la verità, il problema principale è il figlio del mio capo, nonché mio ex ragazzo, oltre che l'ingombrante fratellone del mio attuale compagno: il borioso architetto Jacopo Ortolani.
Già, il mio compagno. Senza aprire gli occhi, tasto l'altro lato del materasso, trovando solo la coperta, perfettamente tirata su, come se Sebastiano non avesse dormito nel mio letto, questa notte.
Ricapitoliamo: festa, suo fratello gli ha riempito la testa con le solite cazzate, facendolo soffrire di senso di inferiorità e ci siamo ritrovati a discutere in macchina tornando a casa...
Poi?
Cazzo, non ricordo neanche il momento del rientro, devo aver bevuto più di un po' di spumante.
«Seba.» Chiamo, portandomi la mano agli occhi. «Amore, dove sei?»
Meglio prenderlo in dolce, quando è nervoso non si può ragionare con lui. Amo le sue nevrosi, una a una, sarebbe meglio affrontarle singolarmente, ma suo fratello è capace di scatenarle tutte.
Incredibile. Stiamo insieme da tre anni, non frequento Jacopo fuori dal lavoro da più di sei, ma è sempre insicuro quando viene messo davanti alla storia che avevo con lui.
Non sento alcun rumore, mica se ne sarà andato a casa sua, no?
Come i bambini: scappa, aspettando che io vada a recuperarlo.
Sbuffo e mi alzo con un repentino scatto di reni. Ho indosso i pantaloni del pigiama, dunque non abbiamo scopato stanotte. Sarebbe preoccupante non ricordarsene, almeno quello dovrei rimembrarlo.
Girello un po' per casa, avviandomi in cucina, senza preoccuparmi di indossare la casacca del pigiama. Ma non c'è traccia del mio imprevedibile compagno. Credo proprio che dovrò fargli una telefonata. Ma prima, caffè.
Cristo, Seba, è Natale; come puoi sparire così?
Anche se quel coglione di Jacopo ti ha fatto innervosire, avremmo dovuto passare la mattinata tra le lenzuola a pomiciare, prima di deciderci a scartare i regali.
Già, i regali. Getto uno sguardo all'albero che abbiamo decorato assieme e mi gelo.
Oddio, cos'è quell'obbrobrio sintetico, da quattro soldi? È piccolo e spelacchiato con le palline di plastica colorata. Rabbrividisco davanti a quella vista desolante.
L'architetto di casa sono io, ma l'occhio fashion è tutto di Sebastiano. Lui ha preteso l'albero vero, incurante delle mie proteste riguardo agli aghi che cadono e la resina che mi causa l'allergia asmatica, per decorarlo in stile shabby chic, indicato dalle riviste di moda come must per il Natale 2015.
Ora, non mi spiego cosa sia successo, questo ha tutta l'aria del mio vecchio albero, acquistato in un negozio cinese, quando sono venuto ad abitare in questo appartamento: quello che Seba mi ha convinto a buttare il primo Natale che abbiamo passato insieme.
Frastornato, mi gratto la testa e rimango interdetto davanti alla parete spoglia del salotto. Dove sono spariti i disegni di Jacopo? Se non avesse fatto l'architetto, il mio ex avrebbe potuto diventare un artista: ha un talento speciale per i ritratti di giovani uomini... tutti modelli che si è portato a letto, prima o dopo averli ritratti, me compreso. Ma nel mio salotto, oltre al primo ritratto che mi ha fatto, l'unico che mi abbia mai regalato, c'erano due soggetti che non rientrano tra i suoi trofei: suo fratello e Kevin, la mia spina nel cuore, votato a Dio, prima che fra noi potesse succedere qualcosa e portato via da una malattia, prima che qualsiasi dubbio potesse sorgere nel suo cuore.
No, no, questo è un incubo. Non posso aver perso il quadro di Kevin.
Mi avvicino alla parete per analizzarla, come se potessi far riemergere le cornici dall'intonaco, ma niente, neppure un segno della presenza di fori dei chiodi o ombreggiature.
Vengo scosso dal trillo del telefono. Meno male, Sebastiano ha deciso di farsi vivo.
«Pronto.» Rispondo con la voce più alta di quanto avrei voluto, ma mi sento quasi sollevato da quell'interruzione, come se la telefonata potesse rimettere tutto a posto.
«Stefano, ciao, sono io, Andrea.» Mi giunge la voce ilare del mio amico d'infanzia dall'altro capo. «Senti, per questa sera ho già pensato a tutto. Tu puoi portare un dolce e, se vuoi, ancora una bottiglia di spumante. Quello non guasta mai!»
«Ehm... stasera?»
Sono confuso. Ho dimenticato qualcosa?
«Yuhuuu, ci sei? Sono le dieci passate, dovresti essere sveglio, anche se sei in ferie,» cantilena lui.
«È Natale, sono tutti liberi!» ritorco, infastidito.
«Eh no, mio caro, non sono mica uno statale, come te. Ti sto chiamando dallo studio; sotto le feste tutti sembrano smaniosi di cambiare lo stile del proprio appartamento. Lavoro fino alle quattro del pomeriggio io!»
«Cazzo dici, Andrea? Anche gli arredatori fanno festa il venticinque dicembre,» sbotto, non riuscendo più a frenare il nervosismo.
«Già, peccato che oggi sia il ventiquattro. Sicuro di non aver già iniziato i festeggiamenti? Eri in qualche bar, ieri sera? Rimorchiato qualcuno?»
«Ma sei rincoglionito? Oggi è Natale e ieri, per la vigilia, ero al classico party aziendale che gli Ortolani danno ogni anno. E sai che sono un tipo fedele, come ti passa per la mente che io possa tradire Seba con uno rimorchiato in un bar?»

Anno pubblicazione

2016

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