Abbiamo 813 visitatori e nessun utente online

Sessanta sfumature di gola
Michele Cogni

Sessanta sfumature di gola Prezzo del libro 9,00
Sessanta sfumature di gola Oppure scaricalo da

Da Afrodite, la dea dell'amore e della bellezza deriva l'afrodisiaco, ovvero ciò che stuzzica e favorisce il desiderio, la passione.
Ed è da sempre che cibo e eros sono indissolubilmente legati, intrecciati.
In questa raccolta di ricette potrete quindi tentare, stuzzicare, con il tocco della dea dell'amore, il vostro commensale, vellicando il suo palato e stimolando
grazie ai molteplici ingredienti eccitanti i suoi desideri e pensieri.
Sessanta golose ricette. Un percorso che si snoda lungo i principali ingredienti di questa mitica, sempre intrigante cucina, lungo la storia, le leggende, la mitologia e la scienza che attribuiscono all'uno o all'altro elemento il potere di far cadere tabù e innalzare la passione.

Primo capitolo

La cucina afrodisiaca
 
 
“Gli afrodisiaci sono il ponte gettato
tra gola e lussuria.”
(Isabel Allende, Afrodita)
 
 
“L’unico cibo afrodisiaco secondo me è la donna.”
(Ugo Tognazzi)
 
 
Cosa significa davvero afrodisiaco?
Con il termine Afrodisiaco si identificano tutte quelle sostanze come bevande, cibo, odori, erbe, spezie che favoriscono (o dovrebbero favorire) il desiderio sessuale e la libido.
I cibi afrodisiaci non sono certamente un’invenzione moderna. La loro origine risale all’antichità, la cultura Egiziana, Greca e soprattutto Romana dava molta importanza al cibo e all’alimentazione, e molti erano gli alimenti e sostanze considerati dei veri e propri potenziatori sessuali.
Il termine afrodisiaco deriva naturalmente da Afrodite, la dea dell’amore e della bellezza venerata dagli antichi Greci e identificata dai Romani come Venere, che nella mitologia era protettrice di amore, bellezza, sessualità e lussuria.
Tra le diverse tradizioni che descrivono la sua nascita le due principali sono: una attestata nell’Iliade di Omero, che la vorrebbe figlia di Zeus e di Dione; l’altra tramandata da Esiodo, che la indicherebbe nata dalla schiuma (quindi dal greco aphrós) formatasi dai testicoli di Urano recisi dal figlio minore Crono, istigato dalla madre Gaia stanca di dover generare una numerosissima prole.
Afrodite, spesso caratterizzata come vanitosa, stizzosa e permalosa, nonché bellissima, era moglie infedele di Efesto, dio del fuoco. In alcune città greche la meravigliosa dea aveva una festa a lei dedicata, e i rapporti sessuali con le sue sacerdotesse erano considerati un modo per adorarla.
Celebrata nella letteratura e nelle arti di tutti i secoli, le sue vicende sono state oggetto di numerose raffigurazioni vascolari, musive, pittoriche e scultoree.
Ritratta spesso assieme a mare, delfini, colombe, cigni, melograni, mele, mirto, rose e limoni, nelle prime opere è illustrata alta, lussuosamente vestita, con uno specchio in mano, poi poco a poco si presenta sempre più nuda o seminuda.
Nelle società Greca, Etrusca e Romana si credeva fermamente per motivi magici, religiosi o terapeutici, all’intima connessione tra tavola e talamo, per questo ricorrevano a molte sostanze e alimenti più o meno efficaci, sia per gli uomini che per le donne, atte a stimolare e potenziare sessualità, eccitazione amorosa, nonché fertilità e gravidanza. Secondo la magia erano afrodisiaci, per evidente assonanza, anche i genitali d’animali e i cibi che nella forma rassomigliano a falli o testicoli oppure a vagine.
Durante il Medioevo la categoria degli eccitanti e stimolanti si arricchì sopratutto delle spezie, con un notevole incremento dopo la scoperta delle Americhe e quindi l’arrivo di nuovi alimenti, primi su tutti peperoncino e cacao.
La medicina Settecentesca giudicò stimolanti i tonici (alcol, corteccia di china, assenzio), tutti i cibi piccanti e le spezie dall’odore intenso.
Nell’Ottocento s’iniziò a considerare afrodisiaci anche i cibi ricchi di fosforo. Infine, secondo la medicina contempo:ranea potrebbero svolgere funzione afrodisiaca alimenti e spezie contenenti: sedativi (alcolici), ormoni, neuromodulatori, vasodilatatori, irritanti e congestionanti.
Ma possono i cibi essere realmente afrodisiaci? Esiste veramente un rapporto fra tavola e letto?
Secondo la scienza medica, esiste soltanto un rapporto indiretto fra il cibo e il desiderio sessuale. L’effetto sarebbe legato più alle modalità in cui la cena viene consumata, cioè l’atmosfera, l’intimità, che a un processo chimico nel nostro organismo.
In realtà io credo che ciò che possa rendere davvero eccitante, afrodisiaca una cena siano più che altro i pensieri, gli sguardi, i gesti di chi partecipa.
L’osservarsi reciprocamente gli occhi, le labbra, la bocca che si riempie e si svuota progressivamente, e la lingua che, a volte, appare lieve a solleticare e ripulire le labbra. Il saper godere con ogni senso mentre si assapora, anche in maniera deliziosamente provocante, i bocconi più succulenti. Saper cogliere la sensualità delle mani che si muovono sul piatto, sulle posate e ancora di più intorno al calice, di come il vino scivola lungo il cristallo per riversarsi tra le labbra, bagnandole delicatamente.
Ed è proprio in queste percezioni sensoriali, capaci di provocare sguardi e gesti di reciproca intesa e di profonda complicità, che risiede e vive il vero potere afrodisiaco del cibo, perché la stimolazione del palato non tarda mai a espandersi e coinvolgere tutti gli altri sensi.
Anche perché, onestamente, cosa si desidera sempre appagare prima di tutto se non la mente?
Non esiste quindi piacere più grande per soddisfare il cervello e la mente delle curiosità e delle fantasie, il vero alimento dell’intelligenza e dello spirito. Perché “nati non fummo a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (Dante docet).
È innegabile che il rapporto con il cibo sia un momento importante della nostra vita, con una simbologia e un valore che trascendono ormai la sua semplice, iniziale, funzione nutritiva.
Così, insieme al piacere della gola, la stessa Afrodite balza protagonista, perché le sensazioni gustative inconsciamente rievocano le molte altre piacevoli sensazioni corporee, fino a unire indissolubilmente eros e cibo. Ecco perché una cena ben servita a base di ingredienti afrodisiaci rappresenta un aiuto innegabile allo sviluppo della sessualità e dell’ardore sessuale.
Ma quali sono questi cibi afrodisiaci?
Nel lungo incedere delle vicende umane molti hanno cercato di scovare tra gli innumerevoli alimenti qualcosa che aumentasse, esaltasse il desiderio, cosicché tramite la gola si potesse innalzare la lussuria e il piacere.
Altre teorie si basano più sulle caratteristiche tipiche del cibo in questione, ma certo nulla di sicuro si conosce davvero al riguardo.
 
Gli Afrodisiaci nascono per influenzare uno o più dei cinque sensi, Vista, Udito, Odorato, Tatto, Gusto e, ultimo, non considerato tra i 5 sensi classici ma non meno importante, la Mente.
Certo alla fine sono immaginazione, complicità e gioco i presupposti su cui si basa il vero potere afrodisiaco di certi cibi.
Alcuni alimenti derivano il loro “potere” da evidenti associazioni visive, dall’aspetto quindi fallico: come l’asparago, il cetriolo, l’avocado, la polvere di corno di rinoceronte; oppure vaginale: come il fico, l’ostrica e i molluschi in genere, che sono peraltro ricchi di minerali e sostante nutrienti ed erano usati con questo scopo in abbondanza dai Romani.
Altri dalla loro vera e propria natura genitale, come i testicoli di vari animali o lo sperma di cervo o asino (sempre retaggio dei Romani). Molti, specialmente diverse erbe e spezie, conterrebbero poi varie sostanze atte ad aumentare o migliorare il desiderio. Infine gli alcolici. L’alcool è in grado di limitare o di annullare il controllo abituale del Super-io (che controlla a sua volta il comportamento), anche se, in caso di eccesso, oltre a sollecitare le premesse “cerebrali”, ostacola la realizzazione delle fantasie amorose. È provato che l’alcool crea un effetto disinibitorio che sblocca i “complessi” e lascia uscire il lato più peccaminoso e sfrenato, ma attenti che dietro questo effetto si può celare anche un intralcio organico all’atto dell’impegno fisico. Così come una cena eccessiva, con il conseguente sovraccarico digestivo, può favorire la sonnolenza più che gli ardori sessuali.
Ciò che occorre quindi veramente perché la cucina sia Afrodisiaca, è che riesca a inebriare davvero tutti i sensi.
 
La vista
L’occhio vuole la sua parte perché prima l’immagine forma i sogni e poi sviluppa desideri, quindi in cucina come in amore la vista va stupita, stuzzicata. Ecco perché occorre sbizzarrirsi con la fantasia, il cromatismo e la cura del piatto.
 
L’udito
Durante una buona cena il piacere di una intensa, intima e profonda conversazione, i rumori ridotti al minimo e l’atmosfera ovattata, possibilmente con una lieve musica di sottofondo, creano una situazione di benessere che predispone all’intimità ed alla seduzione.
 
Il gusto
Senza dubbio il senso più coinvolto, con i molteplici sapori dei piatti, che devono quindi contenere sapienti contrasti di caldo-freddo, morbido-croccante, dolce-amaro-piccante, atti a stupire e coinvolgere.
 
L’olfatto
L’odore, il profumo dei piatti fa sognare, stuzzica la fame ricordandoci anche sensazioni già vissute o prospettandone di nuove.
 
Il tatto
Nella tavola tutto partecipa al piacere e quindi va accuratamente predisposto e pensato, proprio come il vestito e la biancheria nel corpo dell’amante. Usare poi le mani per nutrirsi rende ancora più afrodisiaco, eccitante l’atto del mangiare, soprattutto se ci si scambia il cibo con le dita.
 
È pertanto in questa combinazione di tutti i sensi che si trova la magia dell’indissolubilità di gastronomia ed eros. Ecco perché le sezioni del ricettario saranno suddivise in base all’afrodisiaco principale che le contiene, seguendo un percorso ideale del piacere della gola.
Perché il cibo è prepotentemente collegato al piacere da sempre. Appagare il gusto non è solo nutrirsi, introdurre l’energia necessaria per sopravvivere, ma un complesso insieme di soddisfazione dei sensi, una ricerca del benessere e della soddisfazione del corpo e dell’anima.
Gli stimoli di cibo e sesso sono controllati dagli stessi ormoni, si localizzano nello stesso emisfero cerebrale, elettrizzano gli stessi circuiti neuroendocrini, per questo quando non si soddisfa sufficientemente l’appetito dei sensi, il desiderio si sposta in genere di più  sul cibo.
Inoltre cibo e sesso sono strettamente correlati alla sopravvivenza, sia quella della specie sia la propria personale. Il piacere della gola è pertanto da sempre unito a quello della sessualità.
Il cosiddetto peccato originale, l’orgoglio, il voler disobbedire alle leggi divine di Adamo ed Eva vive attraverso la metafora alimentare della mela tentatrice. Fu il cibo a coglierli in fallo, la gola, il desiderio dell’assaggio proibito. Ecco perché la fame, soprattutto quella smodata e irresistibile è anche spesso sintomo di un vuoto, un vuoto affettivo o emozionale che necessita di essere riempito in qualche modo, e si compie nella sostituzione dell’atto amoroso con il cibo.
Ecco perché le sofferenze d’amore spingono alla ricerca di certi alimenti, come il cioccolato che contenendo feniletilamina, la stessa sostanza chimica che il cervello produce quando ci innamoriamo, ci dona un breve ma intenso stato di benessere simile alla passione amorosa. I dolciumi sono quindi tra i migliori cibi in grado di sostituire almeno in parte baci e abbracci.
Aragosta e gamberi accendono invece il desiderio per altri motivi, soprattutto perché estremamente allusivi nel loro modo tipico di essere consumati, spezzati e toccati con le mani e quindi succhiati e leccati, gustati quindi in una maniera primitiva, selvatica e ferina.
E se si riesce davvero a evocare pensieri e fantasie allora ecco il vero potere di Afrodite in azione. Si perde l’importanza del reale contenuto di sostanze eccitanti negli alimenti perché è sempre la mente la nostra zona erogena più importante, la fonte di ogni vera eccitazione.
Lo stesso discorso sulla sensualità del gesto di mangiarle vale per le ostriche, per la grande affinità allusiva con i genitali femminili, a prescindere dal loro effettivo contenuto di zinco, minerale fondamentale per la produzione di sperma e di iodio, indispensabile alla tiroide per secernere gli ormoni che regolano la produzione dell’energia sessuale.
Il peperoncino ha di sicuro un effetto benefico sul desiderio, specialmente su quello maschile, infatti i suoi principi attivi stimolano la prostata, che produce il liquido seminale, incrementando quindi la stimolazione all’eiaculazione. Inoltre è un vasodilatatore e favorisce la circolazione sanguigna soprattutto nei genitali, provocando una sensazione generale di benessere sicuramente afrodisiaca.
Lo zenzero è tradizionalmente afrodisiaco, essendo una sostanza irritante simile al peperoncino. Con la grande aggiunta della comune percezione della sua validità, perché è indubbio che se si ritiene comunemente una sostanza afrodisiaca, essa la diventa per un tipico e psicologico effetto placebo, soprattutto perché la grande maggioranza degli problemi sessuali sono psicologici e non fisicamente effettivi, ben vengano quindi le sostanze naturali che forniscono, grazie alla loro fama di potenti afrodisiaci, una spinta psicologica extra.
I sensi a tavola pare poi si accendono anche con fichi, tartufo, caviale, polenta, miele, rafano e uova, queste ultime principalmente in quanto simbolo di fertilità e rinascita.
Sono poi storicamente molto apprezzati e si dice scientificamente provati afrodisiaci, spezie come noce moscata, chiodi di garofano, anice, origano, zafferano, pepe di cayenna, timo, senape e vaniglia.
Tra gli alimenti poi che aumenterebbero il desiderio, essendo ricchi di aminoacidi stimolanti la produzione di serotonina troviamo i ceci, il pesce azzurro e i frutti di bosco. Grande componente afrodisiaca del cibo può certo risiedere anche nel preparare i piatti insieme e nel gioco del reciproco imboccarsi. Senza dubbio anche la tavola, la scelta dei giusti piatti, dell’atmosfera, delle luci e di una eventuale musica di sottofondo hanno la loro importanza perché la cena risulti la più afrodisiaca possibile, ma senza dubbio sarà la giusta compagnia e l’attenzione e amore nella preparazione dei vari piatti che donerà quel tocco eccitante alla cena.
Perché non va mai dimenticato che Dio fece il cibo, ma certo è stato il diavolo a fare i cuochi.

Anno pubblicazione

2013

Pagine

128

Formato

14x20

ISBN

978-88-6810-006-3

Share this product