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SOLO LE DONNE DEGLI ALTRI
Roberto Capocristi

SOLO LE DONNE DEGLI ALTRI
Prezzo del libro 15,00

ROMANZO TERZO CLASSIFICATO AL CONCORSO GIALLOFESTIVAL 2019

Pietro è un giovane medico, svogliato e privo di ambizioni. Lavora con scarsa dedizione, scansando ogni responsabilità e si gode la vita, intrecciando solo freddi rapporti con donne già sposate. L’ultima, la bellissima Amanda, una ragazza che abita in una cascina isolata assieme al marito Glauco, rompe i suoi schemi e lo fa innamorare. Dopo qualche mese di relazione clandestina, decidono insieme di cominciare una convivenza e Pietro, finalmente, si incarica di parlare con Glauco, che invece si libera dell’orgoglio togliendosi la vita di fronte a lui. Solo qualche secondo dopo, sul luogo del suicidio, il telefono del morto si mette a suonare. Sul display compare il nome di Amanda. In realtà si tratta di qualcuno che l’ha rapita e che sta usando il suo cellulare. Pietro, ignaro, risponde. L’interlocutore detta disposizioni senza appello: se Glauco non sarà capace di completare un certo lavoro che non viene specificato, Amanda sarà prima torturata e poi uccisa al sorgere del sole. Pietro, vedendosi costretto, decide di impersonare Glauco e va incontro alla notte più lunga di sempre.

Primo capitolo

1

 

Le donne degli altri erano state un punto fermo nella vita di Pietro Valli.
Fin da ragazzo lui aveva saputo prenderle, servirsene e poi lasciare che i mariti e i fidanzati se ne curassero.
Non era sua intenzione ascoltarne le lamentele, condividerne la giornata storta, attendere che finisse un’indisposizione o che ritornasse il buonumore.
Per la verità, non gli interessavano nemmeno il lavoro e gli amici.
La sua famiglia poi, una coppia di genitori medici, ricchi, stimati e sempre pronti ad aiutarlo, era servita solo a lubrificare quegli ingranaggi utili per ottenere una laurea con voti discreti, la specializzazione in Medicina Generale e la sospetta assegnazione in tempo record di un posto vacante da medico di famiglia. Medicina Generale, c’era scritto sul cartello che faceva bella mostra di sé accanto alla porta del suo ambulatorio e lui, a soli trentaquattro anni, già disponeva di quel piccolo locale in affitto. Era inserito all’interno di un anonimo edificio polivalente di proprietà del Comune, circondato da una recinzione in ferro piuttosto triste, dipinta di verde e sormontata da una serie di piante da giardino lasciate a se stesse. Nel medesimo edificio trovavano posto una farmacia, una cartoleria e la piccola biblioteca che il Municipio metteva a disposizione dei cinquemila abitanti del paese.
Pietro Valli era un cittadino, figlio di cittadini e cresciuto sotto il cielo a scacchi del centro di Torino. Tuttavia, quando si era offerta la possibilità di esercitare la professione di medico di famiglia fra le risaie, aveva ringraziato le forti leve di suo padre e si era detto pronto a trasferirsi. Era accaduto in fretta, senza alcuna nostalgia nei confronti dei suoi vecchi amici, delle sue abitudini e di tutte quelle noiose cerimonie che sopportava con fatica.
In un paio di anni, anche e soprattutto facendo valere l’ascendente del suo ruolo di medico nei confronti delle persone, era riuscito ad avere delle amanti, leggere e disimpegnate come voleva lui. Era stato con una quarantenne stanca del marito distratto e svogliato, con una ragazza di venticinque anni insicura e fragile, e con Fiorella, una sua paziente insaziabile ninfomane, che lui aveva saputo dividere con un paio di uomini prestanti. Si era avvicendato a loro con la naturalezza di un cambio di biancheria, senza che nessuno mai avesse accampato delle pretese o dei diritti di precedenza.
La vita di Pietro, insomma, fino a un certo punto si era svolta in coerenza ai suoi disegni, senza contraccolpi, dispiaceri o responsabilità.
Eh sì, perché Pietro aveva imparato a fuggire dalle responsabilità, sia nella vita di tutti i giorni, sia nella sua professione.
Sebbene fosse solo al secondo anno di esercizio, era stato capace di ricacciare l’entusiasmo proprio dei giovani e quella voglia di buttare il cuore oltre all’ostacolo che nutriva le ambizioni dei principianti. Così, senza troppi rimorsi, si limitava a prescrivere medicine, analisi e visite specialistiche.
Non dava mai brutte notizie, lui. Glissava, si trincerava dietro terminologie ostili e rimetteva le sentenze di vita e di morte nelle parole ferme di qualche suo collega coraggioso. Quando entrava una persona con gravi affezioni nel suo ambulatorio, lui sapeva congedarla con una pacca sulla spalla, l’indirizzo di un luminare da andare a trovare e le migliori rassicurazioni che sapeva dare. Lo faceva trincerando le sue espressioni tristi dietro quella barba incolta e sotto un casco di capelli scuri, eredità mai estinta della sua passione per l’Heavy Metal. La sua faccia da bravo ragazzo, belloccio, abbronzato, sicuro di sé e pieno di umana comprensione dentro quei suoi grossi occhi neri, lo rendeva inattaccabile. Pietro suscitava simpatie, nelle donne soprattutto, mamme, nonne e ragazze.
La BMW parcheggiata davanti al suo ambulatorio lo metteva di buonumore e il cielo terso delle belle giornate estive lo chiamava fuori a correre, fra i campi allagati e i borghi che si intravedevano in lontananza, all’ombra del campanile parrocchiale. Quando il cielo si rabbuiava o chiamava a sé la pioggia, c’era sempre una bella palestra ad attenderlo.
Lì aveva conosciuto Amanda e il giocattolo si era rotto.

Anno pubblicazione

2019

Pagine

280

Formato

14x20

ISBN

978-88-6810-386-6

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