Abbiamo 1390 visitatori e nessun utente online

Sotto un tetto di stelle
Rosa Maria Colangelo

Sotto un tetto di stelle
Prezzo del libro 3,49
Sotto un tetto di stelle Prezzo dell'Ebook 3,49 Oppure scaricalo da

Un amore che ritorna, quello tra Sandra e Roberto. Prepotente, inatteso. Ritorna perché, forse, mai di fatto finito. Dopo quaranta lunghi anni, complice i moderni social.

Ma Sandra cerca di resistergli e lotta con tutte le sue forze per non cedergli: ha un passato troppo doloroso da espiare e un presente altrettanto doloroso da combattere.

Il ritornello di una canzone fa da sottofondo ai pensieri ora fiduciosi, ora pessimisti che si susseguono vorticosamente nella mente di Sandra: ma come ho fatto a stare tanto senza te…

Fino a quando…

Primo capitolo

Introduzione

 

L’ho rivisto lì, sotto un tetto di stelle.

Le stelle di Milano. Il cielo di Milano, che mai come in questo momento ha un bagliore quasi irreale, una luce dorata che sfuma i contorni delle cose. Nella luminescenza della sera tutto assume una consistenza diversa, propria, assoluta. Sa di magia.

Sono in piedi, le mani che stringono la borsa, stringono con forza, per prendere forza; gli occhi fissi alle porte del pullman, siamo una decina di persone ad aspettare sul piazzale.

Dio mio com’è invecchiato, ho pensato appena l’ho visto, è diventato brutto, curvo, ma non gliel’ho detto. È sceso dal pullman per ultimo, quasi l’avesse studiato, per fare più effetto.

Ero sicura di poterlo riconoscere sebbene siano trascorsi quarant’anni. Quarant’anni! Una vita intera.

Sono tanti quarant’anni. Anche per un grande ricordo. Per un grande amore. Per un grande rimpianto.

Mi tremano un po’ le gambe a dirla tutta; non si è mai preparati fino in fondo ad affrontare simili storie, al di là dell’età, delle esperienze vissute, delle attese volute o subite.

Che poi è successo tutto così in fretta, tutto per caso.

Su Facebook. Come due adolescenti rincoglioniti dai network. Mio figlio mi ha iscritta a ‘sto Facebook; mi dice: guarda che puoi ritrovare tanti vecchi amici, compagni di scuola magari, non ti piacerebbe? Ci passi un po' di tempo. Mi convince, mi iscrivo ed è vero, mi contattano due o tre persone di cui avevo completamente perso le tracce: un compagno di banco delle superiori, un quasi innamorato di un paese vicino, una vecchia amica di università. È vero, è bello ritrovarsi e ritrovare il tempo andato, perduto.

Mi scrive anche lui. Lì per lì faccio fatica a mettere a fuoco, a convincermi che è proprio lui. “Ma sei proprio la Sandra di Molfetta?” mi scrive. “Sì, e tu sei proprio Roberto Santi?” gli rispondo d’impulso, non immaginando lontanamente dove mi avrebbe portato quel sì.

Com’è piccolo il mondo!

Già, com’è piccolo… e Facebook, nella sua vastità, è nato apposta per renderlo ancora più piccolo. Milioni di persone che si incontrano virtualmente, e non solo, su un monitor più o meno piccolo, che si scambiano parole, foto, sensazioni, opinioni, frecciate, malumori, veleni, entusiasmi, abbracci e baci, rancori, odi, amori. Milioni di cuori che pulsano attraverso l’etere! Rimanesse tutto solo nell’etere!

È passata un’eternità dall’ultima volta che ci siamo visti!

Forse anche di più.

Riaffiora un ricordo vago di due giovani seduti sulla panchina dei giardinetti prospicenti la chiesa, distanti, in silenzio, chini a fissare le formiche tra i fili d’erba. Chiudo forte gli occhi e cerco di richiamare alla mente un viso, una voce. Ma il tempo è un gran tiranno quando cancella ciò che non vorresti, o un gran signore quando infine riesce ad alleviare i dolori più atroci.

In questo caso c’è il niente da ricordare, il vuoto, mi dico, ma so che non è vero. L’ultimo incontro era coinciso con un addio doloroso e inevitabile. A detta di lui.

Non ci eravamo neanche stretti la mano o scambiati un ultimo bacio.

«Parto, vado a Roma, seguo i miei.»

«Perché non rimani?»

«A fare cosa?»

«Come a fare cosa?»

Lo guardo stupita, non riesco o non voglio capire.

«Ci sono io qui, a me non ci pensi?»

«Ma io devo studiare, devo finire, i miei si trasferiscono apposta, rimango a fare cosa qui?»

Già, a fare cosa? Ad alimentare un sogno, un amore? No, non ne vale la pena. Chissà, magari ha avuto ragione lui visto che in questi quarant’anni nessuno dei due ha più pensato a ciò che era stato. O che avrebbe potuto essere. No, non è vero, io ci ho pensato! Qualche volta. Nonostante altre storie e delusioni e illusioni. Nonostante un’altra vita. Gli anni sono rotolati via uno dietro l’altro portandosi appresso il loro peso ingombrante e leggero di attesa. Ma i sogni, quelli sono naufragati anzitempo, in una stretta di mano non data, in un ultimo bacio non scambiato.

Mi lasciavi e non capivi quanto male mi facevi.

 

Con Matteo fu un colpo di fulmine: bello, aitante, brillante e si era innamorato di me. Ci sposammo nella piccola chiesa di S. Fedele, pochi amici, pochi parenti. Mi ha dato tanto Matteo. Gli ho dato quello che ho potuto, saputo dare.

Anno pubblicazione

2019

Share this product