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Ti stavo aspettando
Martina Podestà

Ti stavo aspettando Prezzo del libro 14,00
Ti stavo aspettando Oppure scaricalo da

Ambra, diciassette anni e testa fra le nuvole, ama scrivere, disegnare, rifugiarsi in un mondo di fantasia per fuggire dalle ombre del passato.
Lei ha un segreto, una visione che la perseguita: ha visto la sua amica del cuore inghiottita dal buio di un folto bosco.
Dieci anni dopo un'altra sparizione si verifica nello stesso luogo e Ambra, non più bambina spaventata, ma adolescente combattiva e piena di domande, si avventura nella foresta con l'amico Morgan, avvicinandosi al mistero irrisolto.
La rivelazione sarà scioccante: nella scura radura, la ragazza troverà un popolo di magici Eletti, un paio di gelidi occhi viola che le scuoteranno l'anima e una nuova se stessa.
“Il suo viso magro e scavato e i suoi gesti furtivi e rituali avevano spaventato centinaia di avventurieri e cacciatori che avevano osato inoltrarsi profondamente nel bosco nelle prime ore della notte. Erano state scritte molte leggende su di lui; alcune dicevano fosse un assassino, alcune che fosse una bestia del bosco con sembianze umane, alcune che fosse un mago eccezionale che tramava nell’ombra.”

“– Scriverò quando vivrò la mia favola! – amavo dire a chi mi chiedeva perché non coltivassi la mia passione.
In quel momento, se il fato mi avesse donato del tempo da vivere, avrei scritto la mia favola.
La storia di popoli nascosti in caverne sotterranee, di maghi e assassini, di amiche scomparse e amori impossibili.
Di futili illusioni, di desideri struggenti, di cuori d’amici spezzati, di lacrime.
Di mamme troppo impegnate per parlare della vita con la propria figlia.
E poi di te, papà. Di quanto mi hai insegnato. Di quanto la tua mente,il tuo cuore, le tue braccia siano state il mio nido, il mio porto, la mia Casa.”

Primo capitolo

Prologo

Il sole tramontava pigro quel pomeriggio di luglio.
L’estate era nel pieno del suo vigore, si udiva un piacevole frinire di cicale in sottofondo; una dolce luce rosata macchiava il bosco di colori arancio-dorati e, ascoltando con attenzione, si poteva cogliere il cicaleccio di centinaia d’animali del sottobosco, il vivace cinguettio d’uccellini di montagna, il gorgoglio di un ruscello scorrere rapido e festoso in prossimità di chissà quale vallata.
Tutto il bosco era animato da un unico, ritmico respiro vitale. Ambra e Lucia erano sedute a gambe incrociate tra la ghiaia e le sterpi di una piccola radura, all’ombra di una frondosa quercia stracolma di ghiande.
Davanti a loro troneggiava imponente una grossa pentola di metallo annerita, probabilmente trafugata dalla cucina di una madre distratta; all’interno di essa galleggiavano mesti in due dita d’acqua fiori, foglie  profumate, funghi e bacche rosse.
Le bambine, a turno, mescolavano con energia l’intruglio che ormai era diventato di uno strano color ocra, e vagavano per il bosco alla ricerca di qualche “ingrediente segreto”.
Amavano passare intere giornate a giocare nel bosco, e quello di fare pozioni come vere streghe era uno dei loro giochi preferiti.
Erano bambine felici. Ed erano amiche per la pelle, sebbene fossero diverse quanto il sole accecante di una giornata equatoriale e la luna timida e romantica in una notte artica.
Ambra aveva capelli del color cioccolato fondente, lunghi fino alla vita, e grandi occhi scuri vispi e accesi, dentro ai quali si poteva leggere  un’intelligenza e una sensibilità particolari.
Lucia era sempre stata una bambina bellissima, solare e radiosa; portava due morbide trecce sulle spalle, aveva un sorriso pieno e contagioso incorniciato da due fossette, e una miriade d’efelidi sul naso.
Il bosco, poco lontano dalla loro casa, aveva sempre avuto una fortissima attrattiva su di loro, ma mentre Ambra ne sapeva vedere il lato oscuro, le insidie che si potevano celare nel buio del sottobosco, i rumori particolari che, quando il sole calava, la facevano sobbalzare, Lucia era spensierata, ingenua, libera da qualsiasi ragionevole paura.
In quella giornata come tante altre, Lucia era ancora più eccitata del solito.
 Appena i colori del crepuscolo cominciarono a tinteggiare il cielo, quando le bambine avrebbero dovuto incamminarsi verso casa, Lucia con gli occhi sfavillanti di emozione disse all’amica:
– Appena viene buio, mettiamo via tutto e andiamo a fare le esploratrici nella radura delle lucciole!
La radura delle lucciole era uno spiazzo proprio al centro del folto bosco.
C’era il rischio di perdersi e, se fossero tornate troppo tardi, al ritorno avrebbero ricevuto una brutta strigliata.
Tuttavia Ambra, alla quale il coraggio certo non mancava, non si era mai tirata indietro alla proposta di una simile avventura.
Quando un buio particolarmente denso e vischioso cominciò a scendere, Ambra con un brivido prese il suo zainetto e si incamminò verso il punto più scuro del bosco.
Era una delle prime volte che si avventuravano così profondamente all’interno.
Camminavano silenziose una dietro l’altra. Accanto a loro si udiva solo il fruscio della ghiaia e delle foglie, e versi di piccoli animali.
Ambra, sebbene animosa, procedeva col cuore in gola. Sobbalzò sentendo un rumore strano molto vicino, e con un sospiro si accorse che si trattava della planata di un pipistrello.
Camminavano ormai da mezz’ora, ed erano giunte in prossimità della radura.
Ambra, un secondo dopo l’altro, si accorse con crescente angoscia che si sentiva stretta, avvolta in quella morsa di buio gelido… Una sensazione di panico le strinse forte la bocca dello stomaco.
C’era qualcosa di brutto, insano e terrificante in quel posto.
Non vedeva più, non capiva, e aveva follemente paura.
Dovevano andarsene. Subito.
Ambra provò a mandare giù quel maledetto nodo che le si era formato in gola, e prese per mano Lucia.
– Andiamo Lucia. – La voce che le usciva era tremolante, niente più di un pigolio.
– Ho paura... ti prego, ti prego torniamo a c-casa… – piagnucolò.
Ma Lucia proseguì, sorridente, beata, con il suo vestito bianco alle ginocchia, incurante dell’amica…
Ambra la inseguì, corse, pianse, la prese per il braccio, urlò.
Invano.
Qualcosa incombette su loro con violenza e straordinaria eleganza.
Veloce come un’ombra, letale come un animale feroce, luminoso come un debole raggio di luce gelata.
Ambra lasciò la mano di Lucia, e la vide sparire dai suoi occhi.
Sulla bocca l’eco di un urlo sordo.

Anno pubblicazione

2011

Pagine

225

Formato

14x20 cm

ISBN

978-88-95412-67-2

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