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Tortelli & Porcelli. Il valzer dei profeti, della liceale e del porco ubriaco
Dr FullG & ISP

Tortelli & Porcelli. Il valzer dei profeti, della liceale e del porco ubriaco Prezzo del libro 16,00
Tortelli & Porcelli. Il valzer dei profeti, della liceale e del porco ubriaco Oppure scaricalo da

Il giallo più godereccio del XXI secolo!
Un intrigo enopornogastromusicale sulle strade dell'Emilia Romagna

Disponibile dal 17 novembre

Contiene due Bonus Tracks
Il codice balsamico e Tutti i colori del buio

Un omicidio spietato, una biondina maliziosa e le sue amiche porcelline,due investigatori sui generis, un musicista da seminterrato e un industrialotto latin lover, un maiale che indicherà la Via.
Una soluzione truculenta e molti contenuti extra.
Insomma: la vita, l’amore e molte vacche, tanto jazz e fiumi d’alcool.
Il catechismo per gli adulti finalmente definitivo.

Ruotano attorno ai protagonisti:
una congrega di Fratelli Musici, un barista Immortale, oracolo e detentore della ricetta autentica dei pisarèi e fasò, l’anima di Silvia Santi, diciassettenne musa pornodinamica, un muratore assassino, una quarantenne masochista,un ispettore incapace, un bagnino comunista, un contadino scampato alla campagna di Russia, una Contessa dalle frequentazioni equivoche ed equine, una giovane ninfomane e l’eterna fidanzata delusa, disinibite discotecare romagnole,lo Spirito Santo del Dio Gusto incarnato in mille osti.
Su tutti l’Emilia, madre sorella amante e sposa,che inevitabilmente s’affaccia in Romagna.

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Il Conte Primiballi detto Treno, vive di serate di liscio alternate a nottate di simil-jazz. Proprio in una di queste occasioni ha un incontro ravvicinato con Silvia Santi, spegiudicata ragazzina diciassettenne. Ma nella stessa serata Silvia incontra anche Piero Lazzaroni, detto il Lazza, piccolo industriale e grande emiliano.
Si sviluppa una storia a sfondo noir ma non cupo. Un po' come se "I segreti di Twin Peaks" fosse stato scritto da Ugo Tognazzi:  non manca il rinvenimento del cadavere della ragazza diciassettenne nelle campagne emiliane, con tanto di scoperta di un misterioso diario e di una maliziosa passione per i giochi a sfondo sessuale.
E il noir diventa western, una storia "on the road", alla ricerca della giustizia "fai-da-te", condita dal gusto per la buona tavola e per i piaceri dell'Eros. Ironico, godibile e godereccio, dove storia, mito e leggenda si mischiano in un caleidoscopio inestrinsecabile di sesso, alcol e orrore.
È un inno ai piaceri della vita, all'attaccamento a valori assolutamente semplici ma concreti, quali l'amicizia, la musica, l'amore e la giustizia, perennemente condito da citazioni argute e da ancora più argute battute di spirito.
Finale catartico ma non troppo, come si conviene ad un noir che si rispetti, dove in teoria dovrebbe trionfare il bene sul male ma non siamo del tutto sicuri di ciò: in fondo, i nostri eroi non hanno una morale proprio integerrima, per non parlare del fatto che il loro fido aiutante è nientemeno che un "maiale da fiuto"!

Cristina Orlandi

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Gli Autori


FullG, nome intero Dr. FullG MC LowNRG Inzapleistubì, è figura che sfugge alle anagrafi ed appare magicamente ai deschi. Di lui si dice che sia un musicista frustrato da balera, che abbia raccolto le firme per la nomina a senatore a vita di Jimmy il Fenomeno, che semini figli nel mondo e che si delizi dei propri gas.
Altri dicono sia una donna.
Altri ancora dicono che in sua presenza non si può parlare di Chet Baker senza che lui imponga ore di preghiera, con autoflagellazione, in ginocchio sui ciccioli bollenti.
Altri ancora, ma parrebbe davvero strano, dicono faccia l’avvocato per inerzia e con discreta passione in una Piccola Città di Provincia del Nord.


I.S.P. probabilmente non esiste nemmeno,anche se la sua figura viene sovente accostata
a quella di Kaiser Soze piuttosto che al Tall Man, al Dr Feinstone o al Toro della Barisella. Nell’iconografia classica viene ritratto con un CD dei Righeira in mano, anche se la leggenda lo ricorda come il ghost writer di Disco Bambina, Quale Idea ed Arrapaho mentre ermeneuti Gonzagheschi sostengono di averlo visto sconfiggere Andrè the Giant in una gara di tortelli di zucca col soffritto. Come Socrate non ha lasciato alcuno scritto e forse queste pagine sono da considerarsi apocrife figlie di un qualche discepolo, novello Platone, Polpettone o forse Piedone...

 

Primo capitolo

IL  SETTIMO TORTELLO
 
Bocca impastata.
Normale titolo di coda di serate da fiumi di gutturnio ed Unicum.
Però, però troppo impastata, ustiàsa, par fin sabbia...
Ptchua! Sputacchia... Madunàsa! È sabbia, non ci sono dubbi.
Apre gli occhi di colpo, una luce della madonna. Oddio la luce che può esser la luce del bianco e nero. A tutte le maniere una gran luce imprevista, non certo il buio della sua tana...
Per ripararsi dall’inaspettata violenza del sole avvicina la mano agli occhi e alla fronte, e gli sembra di percepire un profumo antico ed affettuoso. Se non fosse sicuro che non è possibile, gli parrebbe proprio di sentire tra le dita l’amatissimo profumo del succo di ciprigna.
Ci vuol poco a capire che qualcosa non gira per il verso giusto...
Anche il sottofondo... lui aveva messo Mehldau e qua si sentono le onde del mare. Sarà mica un disco new age di quelli che piacevano alla Belva, tra candele, incensi e tisanine? Meglio la morte, allora…
C’è anche il profumo salmastro, però...
Gli occhi si aprono, le immagini vanno lentamente a fuoco.
Il povero Luca detto Treno è esterrefatto: si era addormentato sul solito, fido divano e adesso si trova in spiaggia, bello lungo come un cotechino in tavola.
Finisce di sputare la sabbia che ancora gli si annida traditora tra le auguste ganasse e poi fa per alzarsi su.
Catamaledìsa!
Sollevarsi è uno sforzo immane, neanche avesse un pigiama di ferro.
Ricatamaledìsa!
Ma è vestito di ferro! È in armatura con la cotta di maglia, i gambali e tutto l’ambaradan medievale!
E poi... e poi... e poi sarà come morire... scherza Luca detto Treno, gorgheggiando giorgiamente, accennando pure ad un immobile sculettìo. Ma non riesce a darsi coraggio, che le gambe tremano e non è solo lo sforzo supplementare di reggere il corpicione e l’armatura...
Il mondo è grigio, il mondo è blu... sta di fatto che il tecnicolor non c’è più. Luca continua a scherzare tra sé e sé, ma si è drammaticamente convinto di non essere dentro un vecchio film con Audrey Hepburn, o meglio d’essere dentro Audrey Hepburn, come aveva sempre sognato, ma di essere morto.
Muove qualche timido e lento passo, si guarda attorno: un cavallo (il suo?) bruca alcuni cespugli, quieto, un giovine atletico giace riverso non distante da lui, vestito da scudiero.
Si avvicina, lo scuote e lo richiama, ma quello non si sveglia.
Non è morto, lo sa. Perché? Mah, lo sa e basta, però quello non si sveglia.
Luca detto Treno si alza allora dalla sua posizione di svegliator genuflesso con immane sforzo che non può che sfogare per la via prediletta: romba nel silenzio spiaggifico un poderoso colpo a grancassa di culo, ben accompagnato dall’armatura che vibra come un piatto lavorato di spazzole dall’impareggiabile polso di Jack DeJonette.
Luca detto Treno vuol proprio morire sull’onda di pensieri musicali.
Un fruscio alle spalle.
Si volta con scatto quasi felino e si trova a due metri una faccia bianca. Terrea e stranamente famigliare.
Un figuro magro, scavato e senz’espressione. Vestito, o meglio avvolto in lungo manto nero.
Non ha la falce. E neanche il martello, buon segno.
Forse.
Luca detto Treno imposta la voce da vero nobile alle crociate.
– Sei dunque tu la Morte?
– Ebbene… sì.
– C’at gness un cancher.
– Conte Primiballi, dignità, per Dio!
–   Mi perdoni la scortesia, Sciùra Tugnina, ma sa com’è,  il ciuffo è il mio... Ad ogni modo, se così dev’esser... Piuttosto, se lei è la Morte, è vero che gioca a scacchi e che non ha mai perso?
– È vero sì, non ho mai perso. Perché? Avresti forse anche l’ardire di sfidarmi?
–   Come? Et màt? Dicevo così per dire. Seriamente, non penserà che io perda il mio preziosissimo tempo attorno ad un tavolo non imbandito? Ci fossero almeno i pedoni di ciccioli e la scacchiera di polente, beh... uno un pensierino ce lo fa, ma così...
– ...
– Cara la mia signora Signora Morte, se proprio pensa di poter aver ragione di me, in singolar e medieval tenzone, perché non mi sfida ad una prova di ferale virilità, di assoluta probitudine, di esemplar dedizione, di templare pervicacia, di asburgica determinazione, di...
– Conte Primiballi, la madonna d’un signore! Stringa che sono piena di lavoro.
– E sia, cediamo alla maledetta logica del fast pure nel sacro momento del trapasso, siamo diretti: cara Morte, la mia vittoria per la mia vita, sfidami ad una gara di lambrusco e tortelli se sotto il vestaglione c’hai un po’ di maroni!
– …
 
 
Mare e poi sabbia, poi l’alba era viola,
stanche le membra che infine rialzò.
 
 
Luca, detto Treno ma non per la Morte, raccatta il cavallo, sbuffando ci butta in groppa il suo svenutissimo scudiero maledicendo la servitù moderna e si avvia per la perduta strada che riporta alla vita.
Ha le guance rosse e la pancia piena, ma niente di che.
Avrebbe retto volentieri altre due teglie.
Libera due bronze scoppiettanti e sospettamente vestite, poi è il turno di un sano ruttino digestivo.
Sorride, riconoscendosi.
Il mondo sta tornando a colori, la spiaggia ricomincia a somigliare a conosciute colline, cariche di grappoli del semplice e amatissimo ortrugo ed il cavallo comincia a sfumare, in dissolvenza artistica, nelle sembianze di una Diane.
Cosa chiedere di più?
Un Unicum.

Anno pubblicazione

2016

Pagine

440

Formato

14x20

ISBN

978-88-6810-303-3

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